Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)

Il maiale salta lo steccato degli Schwartz

InLibri sulle mensole su 28 dicembre 2011 a 11:29

Dopo le recensioni sulla fiducia, oggi inauguriamo una nuova categoria di recensioni, ovvero quelle che “prima è meglio se leggi il libro”, perché se leggi questa recensione e non hai ancora letto il libro magari poi ci rimani male.

Potremmo fare così: tu leggi la recensione anche se non hai letto il romanzo, poi quando sto per scrivere contenuti nocivi alla tua salute di lettore che vuole gustarsi questo libro, allora inserisco una parola chiave il cui significato è: “Attenzione! Quello che seguirà è un commento ostile, però il romanzo merita lo stesso, ok?” 

La parola chiave di questa recensione è: “il maiale salta lo steccato”.

Svolgimento:

A volte ti chiedi come sia possibile che prima di essere pubblicati certi libri siano scartati da più di venti case editrici e pensi non è vero, non ci credo, è impossibile, poi ti ricordi dei tuoi inizi, allora pensi va bene, può essere, però insomma, ma in che mondo viviamo?

Certi testi sono così oggettivamente belli che come fa un editore ad essere così sbadato? Cosa legge al posto dei manoscritti? Possibile che tutti e venti gli editori che hanno letto “Gli Schwartz” di Matthew Sharpe erano tutti e venti ubriachi?

Peggio per loro, e meglio per l’editore che lo ha pubblicato per primo, visto che poi questo libro è entrato nella classifica dei bestseller in America che certo, la classifica dei bestseller non è mica sempre sinonimo di qualità – vedi classifica bestseller nostrani – ma in questo caso è proprio così.

Due cuori e una capanna con i fiori

Il classico naufragio di un’opera galleggiante

InLibri sulle mensole su 12 luglio 2011 a 09:50

Ci sono dei libri che quando sai che devi fare un viaggio in treno sei felice perché dici finalmente, un po’ di tempo per leggere quel libro che avevo iniziato e avrei voluto tanto continuare a leggere ma non ho mai avuto tempo e allora ho sempre sperato di fare un viaggio in treno, perché di aerei non è che mi capita di prenderne poi così tanti.

Così qualche giorno fa ho preso un treno e ho ripreso a leggere “L’opera galleggiante” di John Barth. Un viaggio che mi ha dato l’opportunità di leggere il romanzo per almeno tre ore ininterrotte se non dalle fermate del treno, essendo un treno espresso, come non se ne vedono più tanti a parte quello.

Il risultato della prima ora di lettura è stata una conferma su quanto avevo già pensato: il libro non mi catturava. Meglio, riconoscevo che John Barth era un eccellente scrittore, ma con la sua scrittura non riuscivo a raggiungere come si dice un buon feeling. Leggevo, ma era come se leggessi la lista della spesa però da un libro: spero non me ne vogliano i puristi di John Barth.

John Barth mentre imita Mario Monicelli

Dunque ho pensato che sì, lo avrei abbandonato. Tuttavia ho continuato a leggere. E ancora una volta ho pensato sì, lo lascerò presto. È nei miei diritti di lettore, non mi picchierà nessuno. Al limite avrebbero potuto picchiarmi i puristi di John Barth. Ma poi dov’erano i puristi di John Barth? Nel treno non ne vedevo nessuno. Nel treno ognuno si faceva gli affari suoi. Magari erano puristi in incognito. Oppure i puristi erano tutti ad aspettarmi in stazione. Se non altro avrei avuto ancora un paio d’ore per escogitare un piano di fuga.

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