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	<title>Mensolerie</title>
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	<description>Recensioni di libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</description>
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		<title>Il maiale salta lo steccato degli Schwartz</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 11:29:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo le recensioni sulla fiducia, oggi inauguriamo una nuova categoria di recensioni, ovvero quelle che &#8220;prima è meglio se leggi il libro&#8221;, perché se leggi questa recensione e non hai ancora letto il libro magari poi ci rimani male. Potremmo fare così: tu leggi la recensione anche se non hai letto il romanzo, poi quando [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1508&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Dopo le <a href="http://mensolerie.wordpress.com/2011/11/21/silenzio-parola-di-concorso/">recensioni sulla fiducia</a>, oggi inauguriamo una nuova categoria di recensioni, ovvero quelle che &#8220;prima è meglio se leggi il libro&#8221;, perché se leggi questa recensione e non hai ancora letto il libro magari poi ci rimani male.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Potremmo fare così: tu leggi la recensione anche se non hai letto il romanzo, poi quando sto per scrivere contenuti nocivi alla tua salute di lettore che vuole gustarsi questo libro, allora inserisco una parola chiave il cui significato è: <em>“Attenzione! Quello che seguirà è un commento ostile, però il romanzo merita lo stesso, ok?”  </em></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">La parola chiave di questa recensione è: “il maiale salta lo steccato”.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Svolgimento:</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">A volte ti chiedi come sia possibile che prima di essere pubblicati certi libri siano scartati da più di venti case editrici e pensi non è vero, non ci credo, è impossibile, poi ti ricordi dei tuoi inizi, allora pensi va bene, può essere, però insomma, ma in che mondo viviamo?</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Certi testi sono così oggettivamente belli che come fa un editore ad essere così sbadato? Cosa legge al posto dei manoscritti? Possibile che tutti e venti gli editori che hanno letto “Gli Schwartz” di Matthew Sharpe erano tutti e venti ubriachi?</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Peggio per loro, e meglio per l’editore che lo ha pubblicato per primo, visto che poi questo libro è entrato nella classifica dei bestseller in America che certo, la classifica dei bestseller non è mica sempre sinonimo di qualità – vedi classifica bestseller nostrani – ma in questo caso è proprio così.</p>
<div id="attachment_1509" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a href="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/12/978880617286gra.jpg"><img class="size-full wp-image-1509" title="" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/12/978880617286gra.jpg?w=604" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Due cuori e una capanna con i fiori</p></div>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span id="more-1508"></span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">In questo caso, oltre all’autore e all’editore, a guadagnarci è soprattutto il lettore, che appena apre il libro si ritrova dentro un romanzo illuminato da una scrittura esemplare, di quelle che ogni tanto ti fermi a rileggere ciò che hai appena letto, perché ci sono delle frasi che ti hanno colpito ma non ti hanno fatto male, e questo è un dono che personalmente non trovo mica in tutti i libri che leggo, altrimenti non sarei qui a scriverne.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;">“Gli Schwartz”, pubblicato in Italia da Einaudi, è un romanzo doloroso ma scritto con una penna a sfera, di quelle con la punta arrotondata che non aggrediscono il foglio e meno ancora il lettore. “Gli Schwartz” è il nome di una famiglia al cui vertice troviamo il padre, Bernie Schwartz, un uomo sull’orlo avanzato di una crisi depressiva: il divorzio è ormai lontano anni luce così come la ex moglie, Lila Munroe, domiciliata a Heart Valley, California, mentre la famiglia Schwartz si trova a Bellwether, Connecticut. Non so se con questo ho dato l’idea della distanza, ma se in geografia siete esperti quanto me, posso dirvi che per passare dalla California al Connecticut è necessario andare  in aeroporto.</div>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Lila Munroe è lontana dalla famiglia Schwartz, mentre Bernie Schwartz è vicino alla sua famiglia, ovvero i due figli Chris e Cathy.  Il primo è un ragazzino di diciassette anni inquieto e ribelle sia alla vita che all’acne. Con la prima è ancora in fase di studio e cerca di fronteggiarla come può, con la seconda invece ha già capito che non c’è più niente da fare.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Chris Schwartz non può più fare niente nemmeno con la sorella Cathy, adolescente ribelle come lui ma solo verso l’ebraismo, che cerca di combattere con un’ostinata fede cattolica nella sua forma più teorica, ovvero quella non praticante, essendo la famiglia Schwartz ebrea.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Bernie Schwartz è dunque l’elemento adulto che si prende cura dei propri figli anche se l’unica cosa che riesce a prendere è il Prozac, fino al giorno in cui non lo prende più perché riesce a prendersi un ictus, seguito da un coma; al suo risveglio saranno i suoi ragazzi a rieducarlo al mondo: insieme ricominceranno a dare i nomi alle cose, agli alberi, alle nuvole e alla morte. Insieme capiranno la differenza tra un abbraccio e uno stupro. Insieme canteranno poesie e fumeranno sigarette al mentolo. Insieme scopriranno “tutte le cose del mondo” grazie anche alla lista compilata dal migliore amico di Chris, Frank Dial, e all’aiuto scrupoloso ed efficiente della dottoressa Danmeyer.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Questo libro di storie dentro alle storie, contiene lacrime, risate, riflessioni, biciclette, eredità, oceani, santi, macchine, suicidi, alberi, domande, stelle, pistole, cambiamenti, sesso, ospedali, mail, poesie. Questo libro contiene la storia di una famiglia che ne passa di tutti colori come se passare tutti i colori fosse il normale paesaggio che si vede dal finestrino della macchina mentre si percorre la strada della vita. Questo libro contiene frasi un po’ come quest’ultima però completamente diverse, era solo per fare un esempio più brutto possibile.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Ecco perché, se dovessi proprio trovare qualcosa di brutto in questo romanzo, e badate bene che qui il maiale salta lo steccato, potrei dire che “Gli Schwartz”, romanzo di Matthew Sharpe, attualmente docente di scrittura creativa alla Columbia University, a volte pecca un po’ troppo di scrittura creativa: sebbene esemplare in quanto a costruzione, non è sempre immediata agli occhi del lettore.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Certe costruzioni di frasi che per avere un senso potrebbero fare il loro effetto già da svestite, vengono rivestite da Matthew Sharpe con giri di parole che talvolta le appesantiscono, privandole del loro significato originale.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Certo, ce ne fossero di scrittori che rivestono le parole come il nostro amico Matthew Sharpe. Autori che incartano le frasi come se fossero un regalo e poi ci mettono anche il fiocco. Però diciamo che non è sempre necessario incartare tutte le parole, a volte basterebbe anche solo consegnarle nello stato in cui si trovano nella mente dell’autore.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Ora guardatevi intorno: c’è il maiale che sta saltando lo steccato. La diretta conseguenza di questo tipo di scrittura, sono i personaggi: a parte il padre Bernie, che per buona parte del romanzo parla come un uomo che è appena uscito da un coma dopo un ictus, il modo di porsi del resto della famiglia compresi tutti i personaggi di contorno è piuttosto inverosimile.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">È impossibile che tutti quanti in questo libro, anche nelle parti più impreviste, abbiano un uso della parola che sembra studiato a tavolino però con davanti un leggio. Meno ancora è possibile immaginarsi una tale profondità di pensieri in bocca a due ragazzini, che per quanto intelligenti, non ce li vedo mica a parlare così a sedici e diciassette anni. I ragazzini di quell’età che conosco io parlano tutti in un altro modo. Però non sono mai stato a Bellwether, Connecticut. Magari la mia sensazione è dovuta a un’errata percezione di moto: dovrei iniziare a viaggiare di più.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Lode dunque a Matteo Colombo che ci ha fatto viaggiare traducendo così bene la complessa scrittura creativa di Matthew Sharpe, e lode all’autore, che ignorando tutti questi maiali che mentre scriveva gli saltavano dallo steccato, è riuscito comunque a creare un ottimo romanzo, di quelli che si divorano al posto del cibo quando hai fame e in frigo non hai niente, però hai libri come questo sul comodino, che per noi lettori esigenti è sempre un gran bel nutrimento.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Tuttavia, se a uno gli piace il maiale e in tema di carne non riesce a fare l’indifferente, possiamo aggiungere che il passaggio prima e dopo ictus di Bernie è troppo veloce. Il lettore non fa in tempo a conoscere Bernie, che ben presto se lo ritrova in un letto di ospedale, in coma, e subito dopo nulla è più come prima.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Io da lettore avrei preferito affezionarmi un po’ di più al personaggio di Bernie, prima di godermelo rintronato. Avrei voluto conoscere meglio Bernie Schwartz prima del coma, perché per quel poco che mi aveva fatto scoprire Matthew Sharpe, Bernie Schwartz mi era sembrato uno su cui contare, una figura curiosa e tutta da scoprire. Invece così ho scoperto poco o niente. Non sono riuscito a fare troppi paragoni tra il prima e il dopo. E quando un lettore non riesce a fare paragoni, come quando il maiale salta lo steccato, un po’ ci rimane male.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Ci sono così tanti colpi di scena uno dietro l’altro in questo romanzo, che come minimo Matthew Sharpe avrebbe dovuto prevedere almeno seicento pagine in più, tanto la fatica sarebbe stata solo del traduttore, il lettore di certo non se ne sarebbe mica accorto.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Al contrario, il lettore avrebbe apprezzato, e in questo caso avrebbe pure evitato di scrivere recensioni come questa, con maiali che saltano da tutte le parti, quando invece l’unica cosa che deve saltare all’occhio è solo la straordinaria avventura della famiglia Schwartz, una storia che come tutte le storie non è immune da difetti, perché diciamo la verità: chi non ne ha?</p>
<p class="MsoNoSpacing"><em> </em></p>
<blockquote>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Al padre di Chris Schwartz dovettero sbagliare la dose di Prozac, perché un giorno, svegliandosi, si ritrovò il lato destro della faccia addormentato. Fu la seconda scoperta di un viaggio che il padre di Chris aveva intuito l’avrebbe portato a chilometri di distanza dal rifugio provvisorio della salute. La prima scoperta era stata, naturalmente, quella depressione per cui il Prozac avrebbe dovuto essere la cura, scoperta compiuta non da Bernard Schwartz ma da suo figlio, Chris. Era stato Chris a rendersene conto per primo, perché così andavano le cose in quella famiglia. L’anima del padre e l’anima del figlio erano collegate per analogia. Non esisteva tic o sbalzo d’umore dell’uno che non fosse rappresentato anche nel suscettibile bagaglio dell’altro.</p>
</blockquote>
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			<media:title type="html">Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</media:title>
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		<title>Silenzio! Parola di concorso</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 21:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri sulle mensole]]></category>
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		<description><![CDATA[Considerato che è troppo tempo che questo blog non riceve le giuste attenzioni dal sottoscritto, il quale per diversi motivi fatica ad aggiornarlo, è venuto il momento di inaugurare una nuova categoria di recensioni: le recensioni sulla fiducia. Recensioni brevi, adatte a quei libri che hanno poca trama su cui spendere parole ma in quelle [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1487&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Considerato che è troppo tempo che questo blog non riceve le giuste attenzioni dal sottoscritto, il quale per <a href="http://www.massimovitali.org/?page_id=721">diversi motivi</a> fatica ad aggiornarlo, è venuto il momento di inaugurare una nuova categoria di recensioni: le recensioni sulla fiducia.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Recensioni brevi, adatte a quei libri che hanno poca trama su cui spendere parole ma in quelle parole hanno così tanto da dire che uno non sa dove iniziare a parlarne e allora non inizia, oppure inizia dalla fine: “Silenzio!”, romanzo di <span class="translatable"><span style="color:windowtext;text-decoration:none;">Jean-Marie Gourio</span>, è un romanzo meraviglioso.</span></p>
<div id="attachment_1488" class="wp-caption alignright" style="width: 354px"><a href="http://books.google.com/books?id=thfD661-x6wC&amp;printsec=frontcover&amp;hl=it&amp;source=gbs_ge_summary_r&amp;cad=0#v=onepage&amp;q&amp;f=true"><img class="size-full wp-image-1488" title="" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/11/silenzioimm.jpg?w=604" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">La copertina che invita alla lettura con un google click</p></div>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span class="translatable">Svelato il finale di questo romanzo, potremmo dire che </span>“Silenzio!”, di <span class="translatable"><a href="http://www.anobii.com/contributors/Jean-Marie_Gourio/409572/"><span style="color:windowtext;text-decoration:none;">Jean-Marie Gourio</span></a>, parla di una storia d’amore tra una donna che vive in mezzo ai libri e un uomo che di libri non ne ha mai letto neanche mezzo e non sa neppure in che squadra gioca il russo </span><em>&#8220;Dostovski&#8221;</em>.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span class="translatable">Mi spiego meglio: </span>il protagonista, un giovane paracadutista che non ha mai letto un libro in vita sua e nemmeno sospetta di doverlo fare, incontra una ragazza in un parco intenta a leggere, giorno dopo giorno,  un libro diverso su una panchina e se ne innamora perdutamente; prima della ragazza, poi dei libri.</p>
<p style="text-align:justify;">Ed è proprio dedicato alla passione per i libri questo romanzo del funambolico e scanzonato Jean-Marie Gourio, autore molto noto in Francia e naturalmente non in Italia, dove è stato pubblicato per la prima volta da Feltrinelli nel maggio del 2000, senza avere più una seconda volta.<span id="more-1487"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Esiliato dal catalogo così <a href="http://mensolerie.wordpress.com/2009/06/11/henri-charriere-papillon/">come</a> <a href="http://mensolerie.wordpress.com/2009/06/18/jacques-roubaud-e-il-volo-in-america/">tanti altri</a>, <a href="http://mensolerie.wordpress.com/2009/06/16/solo-il-mimo-canta-al-limitare-del-bosco/">bellissimi libri</a>, che uno pensa: boh. Dove andremo a finire? E magari mentre pensa dove andremo a finire sta guidando in autostrada da sei ore, perciò si ferma in Autogrill per fare una pausa e così capisce subito dove andremo a finire.</p>
<p style="text-align:justify;">Andremo a finire alla cassa, dove si trova la classifica. Ovvero la classifica dei libri che vengono ristampati in milioni di copie che non esauriscono mai a parte quando passa la moda, mentre quelli che quando li leggi capisci la differenza tra casse di Autogrill e Letteratura si trovano dimenticati negli scaffali, che uno per tirarli fuori deve fare un concorso.</p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">Il primo che riesce a trovare questo libro in qualche bancarella, nelle zone dei remainder o dove vi pare a voi basta che non veniate a rubarlo in casa mia, vince il primo premio che consiste in quello che avrà fra le mani, ovvero il romanzo “Silenzio!”, di <span class="translatable"><span style="color:windowtext;text-decoration:none;">Jean-Marie Gourio</span>.</span></p>
<blockquote>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span class="translatable"> </span><em>“Gettai un&#8217;occhiata nello specchio per ammirarmi con il mio libro di quattrocento pagine e la mia crema alla nocciola, vi scorsi un giovane uomo in piedi al banco, stretto in un abito verde oliva con un enorme libro di almeno quattrocento pagine aperto davanti a sé! E&#8217; vero che il libro cambiava tutto. Senza, lo specchio mi avrebbe rinviato l&#8217;immagine di un giovane in piedi al banco, il cranio rasato, stretto in un abito verde oliva, in breve: l&#8217;immagine di un coglione che sbevazza. Nascosi il libro. Coglione che sbevazza diceva lo specchio. Lo rimisi sul banco. Giovane uomo che legge diceva lo specchio. Lo nascosi di nuovo. Coglione che sbevazza diceva nuovamente lo specchio. …Come faceva Mathilde ad amare un tipo come me? Lo rimisi nella cornice. Era normale che amasse un giovane uomo che legge Dostoevskij assaporando una crema alla nocciola dal momento che era bibliotecaria!”</em></p>
</blockquote>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mensolerie.wordpress.com/1487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mensolerie.wordpress.com/1487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mensolerie.wordpress.com/1487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mensolerie.wordpress.com/1487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mensolerie.wordpress.com/1487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mensolerie.wordpress.com/1487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mensolerie.wordpress.com/1487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mensolerie.wordpress.com/1487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mensolerie.wordpress.com/1487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mensolerie.wordpress.com/1487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mensolerie.wordpress.com/1487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mensolerie.wordpress.com/1487/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mensolerie.wordpress.com/1487/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mensolerie.wordpress.com/1487/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1487&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il classico naufragio di un’opera galleggiante</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 09:50:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci sono dei libri che quando sai che devi fare un viaggio in treno sei felice perché dici finalmente, un po’ di tempo per leggere quel libro che avevo iniziato e avrei voluto tanto continuare a leggere ma non ho mai avuto tempo e allora ho sempre sperato di fare un viaggio in treno, perché [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1464&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Ci sono dei libri che quando sai che devi fare un viaggio in treno sei felice perché dici finalmente, un po’ di tempo per leggere quel libro che avevo iniziato e avrei voluto tanto continuare a leggere ma non ho mai avuto tempo e allora ho sempre sperato di fare un viaggio in treno, perché di aerei non è che mi capita di prenderne poi così tanti.</p>
<p style="text-align:justify;">Così qualche giorno fa ho preso un treno e ho ripreso a leggere “L’opera galleggiante” di John Barth. Un viaggio che mi ha dato l’opportunità di leggere il romanzo per almeno tre ore ininterrotte se non dalle fermate del treno, essendo un treno espresso, come non se ne vedono più tanti a parte quello.</p>
<p><span style="color:#000000;">Il risultato della prima ora di lettura è stata una conferma su quanto avevo già pensato: il libro non mi catturava. Meglio, riconoscevo che John Barth era un eccellente scrittore, ma con la sua scrittura non riuscivo a raggiungere come si dice un buon feeling. Leggevo, ma era come se leggessi la lista della spesa però da un libro: spero non me ne vogliano i puristi di John Barth.</span></p>
<div id="attachment_1466" class="wp-caption alignright" style="width: 357px"><a href="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/07/dd_where.jpg"><img class="size-full wp-image-1466" title="John Barth" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/07/dd_where.jpg?w=604" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">John Barth mentre imita Mario Monicelli</p></div>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Dunque ho pensato che sì, lo avrei abbandonato. Tuttavia ho continuato a leggere. E ancora una volta ho pensato sì, lo lascerò presto. È nei miei diritti di lettore, non mi picchierà nessuno. Al limite avrebbero potuto picchiarmi i puristi di John Barth. Ma poi dov’erano i puristi di John Barth? Nel treno non ne vedevo nessuno. Nel treno ognuno si faceva gli affari suoi. Magari erano puristi in incognito. Oppure i puristi erano tutti ad aspettarmi in stazione. Se non altro avrei avuto ancora un paio d’ore per escogitare un piano di fuga.</span><span id="more-1464"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Così ho ripreso a leggere, ma da quel momento in poi è successa una cosa strana. È successo che più leggevo e più mi veniva voglia di continuare a leggere. Non era paura del confronto con i puristi, era solo quel meccanismo che nasce quando non ti piacciono i libri che stai leggendo, però riconosci che sono scritti bene, e allora vuoi vedere dove vuole andare a parare l’autore.</p>
<p style="text-align:justify;">Un buon segno che mi ha segnato anche per l’ora successiva, e poi anche per quella dopo, fino alla stazione di arrivo, quando ormai avevo finito il libro, l’avevo riposto in valigia, ero sceso dal treno e ad aspettarmi non c’era neanche un purista.</p>
<p style="text-align:justify;">A dir la verità non c’era proprio nessuno. Nemmeno la persona che sarebbe dovuta venire a prendermi. Perciò ho preso la metropolitana e cercando di individuare puristi nello scompartimento ho iniziato a ragionare su quanto appena letto.</p>
<p style="text-align:justify;">“L’opera galleggiante” è un’opera che rischia di naufragare per due motivi, uno oggettivo e l’altro soggettivo.</p>
<p style="text-align:justify;">Il motivo oggettivo è che ci sono troppe divagazioni. Certo, divagazioni interessanti, ma poi non fai in tempo ad affezionarti a quanto stai leggendo che sono già finite e magari devi pure riprendere la storia da dove si era interrotta perché non te la ricordi più. Quindi a me tutte quelle divagazioni sul tema non mi hanno fatto divagare più di tanto. Mi hanno solo fatto diventare sospettoso. Avevo divorato un libro, e ancora non sapevo perché.</p>
<p style="text-align:justify;">Siamo negli anni cinquanta, gli scrittori non sono mai stati così divaganti, sono stati più classici se vogliamo, anche perché altrimenti non si sarebbero chiamati classici. Lo stesso John Barth è stato definito un classico. Però dopo. Uno di quelli che all’inizio no, ma poi è diventato classico. Che poi in realtà nessun classico al mondo è stato subito un classico. “<em>Santo subito</em>” è solo un modo di dire. Ci vogliono anni per diventare santi. Come minimo bisogna prima diventare beati. Lo stesso vale per “<em>classico subito</em>.” A parte <a href="http://www.fernandel.it/index.php?option=com_jbook&amp;task=view&amp;Itemid=0&amp;catid=16&amp;id=181">questo</a> romanzo, e <a href="http://www.fernandel.it/index.php?option=com_jbook&amp;task=view&amp;Itemid=0&amp;catid=16&amp;id=203">quest&#8217;altro</a> che uscirà ad ottobre, che io sappia, non esiste mica un classico istantaneo.</p>
<div id="attachment_1467" class="wp-caption alignleft" style="width: 387px"><a href="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/07/opera-galleggiante2.jpeg"><img class="size-full wp-image-1467  " title="Opera galleggiante" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/07/opera-galleggiante2.jpeg?w=604" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Il romanzo all&#039;epoca in cui non era ancora considerato un classico, ma solo il più bel romanzo di John Barth, anche perché era il primo</p></div>
<p style="text-align:justify;">Questa divagazione se non ancora chiara è a dimostrazione di cosa significa scrivere per divagazioni: un po’ va bene, ma poi a esagerare il lettore perde il filo.</p>
<p style="text-align:justify;">E allora visto che io il filo non lo voglio perdere e ce l’ho ancora tutto arrotolato al dito, vi indico dove eravamo arrivati, ovvero al secondo motivo per cui “L’opera galleggiante” è naufragata nel mio mare.</p>
<p style="text-align:justify;">La spiegazione, puramente soggettiva, è che John Barth aveva scritto questo romanzo quando aveva 26 anni: io non mi fido di quelli che scrivono un classico, anche se considerato tale a posteriori, a 26 anni. Lo so che volendo esistono molti altri esempi di autori che hanno scritto dei classici a quella età e se vogliamo anche da più giovani, ma ora si sta parlando solo di questo autore e di questo romanzo, non è che si può sempre divagare, che poi sembra che non voglio entrare nel merito del libro.</p>
<p style="text-align:justify;">Siamo nel 1937 a Cambridge, contea di Dorchester, Costa Orientale del Maryland, New England, Oceano Atlantico, barca ormeggiata sopra: quell&#8217;opera galleggiante che da il nome sia alla barca che al romanzo. All&#8217;interno della barca si celebra uno spettacolo definito dal volantino che lo promuove: “<em>il più grande teatro galleggiante della costa orientale</em>”, mentre all&#8217;interno del romanzo si celebra la storia di un uomo che una mattina decide che quel giorno sarà l’ultimo della sua vita.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo dico senza svelare nulla a nessuno perché è tutto spiegato fin dalle prime righe. Il protagonista che vuole farla finita è Todd Andrews, un avvocato che per raccontare quella sua giornata ci impiega 319 pagine nell’edizione Minimum fax, descrivendo la sua professione, i casi ancora aperti e quelli chiusi dal suo studio, l&#8217;hotel in cui vive dal giorno in cui ha trovato suo padre con la morte appesa al collo, i suoi tre vicini di stanza, tre vecchi uno meno arzillo dell&#8217;altro, che vanno a sommarsi ad un altro triangolo, quello composto dalla sua amante che poi è la moglie del suo migliore amico Harrison, senza che questo sia un problema per nessuno dei lati del triangolo.</p>
<p style="text-align:justify;">L’unico problema dell’opera galleggiante è scritto nella quarta di copertina: un romanzo pieno di<em> “spirito nichilista e humour nero, dove critica di costume e spunti metanarrativi si fondono in un romanzo sperimentale e godibilissimo, che inaugurava la narrativa postmoderna e a quasi mezzo secolo di distanza non ha perso nulla del suo smalto.”</em></p>
<p style="text-align:justify;">Ossia, capisco che questo romanzo possa non avere perso nulla del suo smalto, però evidentemente non è lo smalto che piace a me. Il problema è tutto qui. Con buona pace dei puristi di John Barth, che a questo punto saranno già tutti radunati sotto casa mia, ma io non aprirò la porta a nessuno, perché se proprio devo aprire qualcosa preferisco aprire le finestre, visto che in questi giorni fa un caldo micidiale, le vacanze sono alle porte, i puristi probabilmente pure, e allora io vi saluto, mi tuffo dall’opera galleggiante prima che affondi, e buone letture a tutti!</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"> &#8221;&#8230; venite con me, lettori, e non abbiate timore per il vostro cuore ammalato; ne ho uno anche io, e so bene quanto sia importante inserire prima il dito d’un piede, poi il piede intero, poi una gamba, lentissimamente le anche e la pancia, e infine tutti voi stessi nel mio racconto, concedendovi moltissimo tempo per farlo. Tutto sommato vi invito a un tuffo di piacere, non a un battesimo.&#8221;</p>
</blockquote>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mensolerie.wordpress.com/1464/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mensolerie.wordpress.com/1464/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mensolerie.wordpress.com/1464/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mensolerie.wordpress.com/1464/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mensolerie.wordpress.com/1464/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mensolerie.wordpress.com/1464/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mensolerie.wordpress.com/1464/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mensolerie.wordpress.com/1464/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mensolerie.wordpress.com/1464/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mensolerie.wordpress.com/1464/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mensolerie.wordpress.com/1464/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mensolerie.wordpress.com/1464/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mensolerie.wordpress.com/1464/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mensolerie.wordpress.com/1464/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1464&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</media:title>
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			<media:title type="html">John Barth</media:title>
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			<media:title type="html">Opera galleggiante</media:title>
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		<title>Il cerchio ristretto degli hula hop</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 08:27:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri sulle mensole]]></category>
		<category><![CDATA[Marcos y Marcos]]></category>
		<category><![CDATA[principessa sposa]]></category>
		<category><![CDATA[storia fantastica]]></category>
		<category><![CDATA[william goldman]]></category>

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		<description><![CDATA[Immaginate per un attimo di essere persone adulte. Lo so che è difficile. Altrimenti non vi avrei chiesto di immaginarlo. Provate a sforzarvi un pochino. Chiudete gli occhi. Alzatevi sulle punte dei piedi. Ancora niente? Va bene allora restate bambini. Qual è il libro che vorreste leggere più di tutti anche se non sapete leggere? [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1429&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1437" class="wp-caption alignleft" style="width: 348px"><a href="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/03/goldman.jpg"><img class="size-full wp-image-1437  " title="William Goldman" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/03/goldman.jpg?w=604" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Un piccolo William Goldman che finge di essere adulto ma si tradisce con il dito in bocca</p></div>
<p style="text-align:justify;">Immaginate per un attimo di essere persone adulte. Lo so che è difficile. Altrimenti non vi avrei chiesto di immaginarlo. Provate a sforzarvi un pochino. Chiudete gli occhi. Alzatevi sulle punte dei piedi. Ancora niente? Va bene allora restate bambini.</p>
<p style="text-align:justify;">Qual è il libro che vorreste leggere più di tutti anche se non sapete leggere? Non vi piacerebbe ad esempio farvi trascinare in una storia piena di avventure, azione e colpi di scena, con principi, castelli, regine, torture, inganni, pirati, spade e principesse?</p>
<p style="text-align:justify;">Immaginate allora che il re stia per morire lasciando tutto il suo regno al figlio. Immaginate che per questo motivo il principe sia alla ricerca di una sposa adatta alle sue esigenze di ramo genealogico maschio.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align:justify;">Ora date tempo al tempo. Date alla futura principessa il tempo di crescere e date al futuro re il tempo di trovarla e portarla a corte con la carrozza. Immaginate poi che questa principessa sia la più bella principessa che sia mai stata descritta nei libri dove ci sono le principesse, che solo a immaginarla vi vengono i brividi: immaginate dunque il brivido che vi verrà una volta scoperto che la futura sposa si unirà in matrimonio al futuro re, nonostante ami perdutamente un altro uomo, valoroso garzone di stalla, che però a un certo punto della storia sparisce.</div>
<p style="text-align:justify;">Adesso immaginate che sparisca anche la principessa. Rapita prima delle nozze da un manipolo di bruti. Tre bruti, ognuno con una propria storia dentro la storia, ognuno maestro nella propria disciplina: spada, forza e intelletto.</p>
<p style="text-align:justify;">Immaginate poi che questo indomito trio con la principessa nel sacco venga inseguito sia da tutti gli uomini, i cavalli e le navi del principe, sia da un pirata solitario, un uomo in nero che a sua volta sembra proprio volere a tutti i costi la principessa, che a quel punto non sa più di preciso di chi avere paura: come proseguirà la storia?<span id="more-1429"></span></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 274px"><a href="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/03/principessa-sposa.jpg"><img title="La principessa sposa" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/03/principessa-sposa.jpg?w=264&#038;h=403" alt="" width="264" height="403" /></a><p class="wp-caption-text">Due ombre oscure si aggirano mano nella spada nei pressi della copertina di Lorenzo Lanzi, illustratore Marcos y Marcos</p></div>
<p style="text-align:justify;">Prima di immaginare come potrebbe proseguire la storia, immaginate l’inizio: l’autore del libro, William Goldman, si accorge che la sua favola preferita di tutti i tempi “La Principessa sposa”, scritta molti anni prima dal signor Morgestern, è una favola datata, che manca di ritmo, per certi versi piatta.</p>
<p style="text-align:justify;">Immaginate allora che lo sceneggiatore premio oscar per “Butch Cassidy” e “Tutti gli uomini del Presidente”, autore anche del celebre romanzo e poi film “Il maratoneta” e del meno celebre romanzo <a href="http://www.anobii.com/books/Non_si_maltrattano_così_le_signore/9788835601142/01ccba9754f87a453e/">“Non si maltrattano così le signore”</a> &#8211; così per citarne uno fuori catalogo ma dentro la mia libreria &#8211; decida di rivedere tutta la favola che gli leggeva sempre da piccolo il suo papà, per renderla appetibile anche a suo figlio, il quale di appetito ne ha parecchio, ma a un buon libro preferisce un buon cambio di bicicletta a sei marce.</p>
<p style="text-align:justify;">Ora smettete di immaginare come si suol dire tutti questi piani narrativi presenti all’interno del romanzo e per una volta sedetevi in poltrona, non guardate in faccia a nessuno, e toccate la realtà con le mani: aprite il libro e iniziate a leggere.</p>
<div id="attachment_1431" class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><a href="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/03/la-storia-fantastica-bompiani.jpg"><img class="size-full wp-image-1431 " title="La storia fantastica - Bompiani" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/03/la-storia-fantastica-bompiani.jpg?w=604" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">La meno accattivante edizione Bompiani</p></div>
<p style="text-align:justify;">Vi accorgerete fin dalla prima pagina che “La principessa sposa” di William Goldman, romanzo ripubblicato da <a href="http://www.marcosymarcos.com/La_pricipessa_sposa/principessa_sposa.html">Marcos y Marcos </a>qui sopra, dopo una precedente e meno accattivante edizione Bompiani qui a fianco, ha il merito di trascinare il lettore dentro il cerchio ristretto di quei libri che quando li cominci non ti fermi più e inizi pure a fare <a href="http://www.youtube.com/watch?v=KVcBi3CdX48">l’hula hop</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">Se pensate che alla vostra età sia così difficile muovere il bacino, muovete la vita, mettevi alla prova, regalatevi questa opportunità. Dondolatevi – per piacere – in questa favola che ha una qualità non comune: l’intelligenza, leggera e gioiosa, dell’umorismo.</p>
<p style="text-align:justify;">“La principessa sposa” è una favola che ha il pregio di non prendersi troppo sul serio, ma ha la serietà di tutte quelle favole che non conoscono tempo.</p>
<p style="text-align:justify;">E se questo romanzo non conosce tempo, perché dovete perderlo voi? Non capita mica tutti i giorni di trovarsi davanti a libri del genere. Lo sapete benissimo, ormai siete grandi, non raccontatevi favole: pensate solo a leggerle.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mensolerie.wordpress.com/1429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mensolerie.wordpress.com/1429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mensolerie.wordpress.com/1429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mensolerie.wordpress.com/1429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mensolerie.wordpress.com/1429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mensolerie.wordpress.com/1429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mensolerie.wordpress.com/1429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mensolerie.wordpress.com/1429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mensolerie.wordpress.com/1429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mensolerie.wordpress.com/1429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mensolerie.wordpress.com/1429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mensolerie.wordpress.com/1429/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mensolerie.wordpress.com/1429/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mensolerie.wordpress.com/1429/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1429&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La silenziosa fragilità della natura lunare</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 10:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri sulle mensole]]></category>
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		<description><![CDATA[Quanto può essere fragile il corpo umano ce lo può spiegare ad esempio un piede, quando per sbaglio lo si appoggia a terra nel modo sbagliato, e allora si rompe la caviglia e tocca camminare con le stampelle. Quanto può essere fragile la mente umana ce lo spiega invece Johan Harstad, nelle 450 pagine della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1407&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1408" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/01/copertina-iperborea.jpeg"><img class="size-full wp-image-1408" title="Copertina Iperborea" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/01/copertina-iperborea.jpeg?w=604" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Di cosa parliamo quando parliamo di lungo e stretto</p></div>
<p style="text-align:justify;">Quanto può essere fragile il corpo umano ce lo può spiegare ad esempio un piede, quando per sbaglio lo si appoggia a terra nel modo sbagliato, e allora si rompe la caviglia e tocca camminare con le stampelle.</p>
<p style="text-align:justify;">Quanto può essere fragile la mente umana ce lo spiega invece Johan Harstad, nelle 450 pagine della <a href="http://www.iperborea.com/web/libri/0164.htm" target="_blank">tipica edizione stretta e lunga Iperborea</a>, del suo romanzo “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?”</p>
<p style="text-align:justify;">Un libro così esplicativo sulle vette di fragilità raggiungibili dalla psiche, che quando finisci di leggerlo, se l’hai letto quasi tutto d’un fiato, magari in casa, magari quando in casa non c’è nessuno, finisce che rischi di buttarti dalla finestra solo per stare in mezzo alla gente, per andare incontro al mondo intero anche con le caviglie rotte, spalancando le braccia al prossimo con un amore incondizionato e senza ritegno.</p>
<p style="text-align:justify;">Solitudine per niente rassicurante, ragionata depressione e ben poche vie d’uscita, sono le sensazioni che mi hanno lasciato la lettura del libro di Johan Harstad; se queste sono le sensazioni che desiderate ottenere anche voi da un romanzo, allora “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?”è il libro che fa per voi.</p>
<p style="text-align:justify;">Mattias, il protagonista del romanzo, è un ragazzo riservato, poco incline a stare sotto i riflettori. Vuole essere utile ma non d’intralcio. Vuole vedere il film ma non esserci dentro. Vuole essere ingranaggio secondario del meccanismo principale, e lo fa attraverso poche certezze, ma sempre le stesse: lavorando come giardiniere in un vivaio, convivendo con una ragazza conosciuta ai tempi della scuola, uscendo la sera con l’unico caro amico, andando a trovare i genitori nello spazio libero tra una certezza e l’altra.<span id="more-1407"></span></p>
<div id="attachment_1410" class="wp-caption alignleft" style="width: 353px"><img class="size-full wp-image-1410   " title="Buzz Aldrin" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/01/buzz-aldrin.jpg?w=604" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Buzz Aldrin, sicuro di sé, prima di desolarsi</p></div>
<p style="text-align:justify;">Mattias nasce lo stesso giorno in cui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Buzz_Aldrin">Edwin &#8220;Buzz&#8221; Aldrin</a> qui a sinistra posa il secondo paio di stivali sulla superficie lunare, per poi passare su quella terrestre, a raccontare al mondo la “magnifica desolazione” provata sulla luna, fino a quando quella desolazione non si impossessa di lui, facendolo rinchiudere in sé stesso, fino quasi a scomparire dalla faccia della terra e da quella della luna.</p>
<p style="text-align:justify;">Così come Buzz Aldrin, consapevolmente, giorno dopo giorno, proprio quando avrebbe voluto che nella sua vita non potesse cambiare niente, che tutto rimanesse eternamente fisso, che i giorni fossero prevedibili come la pioggia che cade dal cielo, Mattias scompare dentro sé stesso.</p>
<p style="text-align:justify;">È proprio in un giorno di pioggia, un giorno in cui la goccia ha fatto traboccare il vaso, che Mattias si ritrova senza una ragazza, senza un lavoro fisso ma con le mani insanguinate e una busta piena di soldi; solo in mezzo a una strada deserta, senza sapere come ci è arrivato, senza sapere chi è quell’uomo che lo raccoglie e lo trasporta al sicuro dentro una casa lontano dalla sua, sulle desolate ed estreme Faroe, isole sperdute in mezzo all’Atlantico, dove Mattias si ritrova a convivere con altri ragazzi sperduti come lui, con i quali ricomincia a tirarsi dentro la sua vita, mostrandosi sotto i riflettori, riprendendo lentamente possesso di sé prima di ripartire per un ultimo viaggio, un viaggio di speranza costruito con le sue stesse mani.</p>
<p style="text-align:justify;">“Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?” è un romanzo coinvolgente ma bisogna stare attenti a non farsi coinvolgere troppo. “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?” è un romanzo che guarda in faccia la solitudine e la spoglia fino a denudarla, facendo crescere dentro al lettore la voglia di coprirla, riga dopo riga, con qualunque cosa gli capiti sottomano, fossero anche le stesse pagine strappate di cui è fatto il libro.</p>
<p style="text-align:justify;">Un libro fragile e inquieto, di un isolamento silenzioso, come quello a cui può essere soggetto l’uomo in determinate predisposizioni, meteorologiche, d’animo. Un libro che fa riflettere, forse troppo, perciò il mio consiglio è: leggete questo bel romanzo di Johan Harstad, norvegese, classe 1979, ma assicuratevi sempre di essere in buona compagnia nel caso vi salga la voglia improvvisa di abbracciare qualcuno nel momento del bisogno.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>“La persona che ami è fatta per il 72,8% d’acqua e non piove da settimane.”</em> Questo è l’inizio del libro che ho appena finito di leggere, mentre sono solo e sto guardando fuori dalla finestra: non mi butto, però forse pioverà.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<div id="attachment_1411" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><img class="size-full wp-image-1411 " title="Johan Harstad" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2011/01/johan-harstad.jpg?w=604" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Presagi di pioggia, sulla maglietta di Johan Harstad</p></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mensolerie.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mensolerie.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mensolerie.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mensolerie.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mensolerie.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mensolerie.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mensolerie.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mensolerie.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mensolerie.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mensolerie.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mensolerie.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mensolerie.wordpress.com/1407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mensolerie.wordpress.com/1407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mensolerie.wordpress.com/1407/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1407&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</media:title>
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			<media:title type="html">Copertina Iperborea</media:title>
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			<media:title type="html">Buzz Aldrin</media:title>
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			<media:title type="html">Johan Harstad</media:title>
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		<title>Il fascino primitivo di un bagnoschiuma</title>
		<link>http://mensolerie.wordpress.com/2010/11/12/il-fascino-primitivo-di-un-bagnoschiuma/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 12:50:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri sulle mensole]]></category>
		<category><![CDATA[“O” con “/” nel mezzo]]></category>
		<category><![CDATA[Erlend Loe]]></category>
		<category><![CDATA[feltrinelli]]></category>
		<category><![CDATA[Iperborea]]></category>
		<category><![CDATA[Naif.Super]]></category>

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		<description><![CDATA[“Naif.Super” è il classico libro che uno pensa è facile, lo avrei potuto scrivere anche io. Io dico invece che l’unica persona a potere pensare una cosa del genere possa essere solo Erlend Loe, il suo autore norvegese pubblicato in Italia prima da Iperborea, poi visto che le cose andavano a gonfie vele da Feltrinelli. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1391&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1393" class="wp-caption alignright" style="width: 336px"><img class="size-full wp-image-1393" title="Erlend Loe - Naif.Super" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/11/erlend.jpg?w=604" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Erlend Loe in posa per la copertina Feltrinelli sullo sfondo di ignote palaffitte e una barca.</p></div>
<p style="text-align:justify;">“Naif.Super” è il classico libro che uno pensa è facile, lo avrei potuto scrivere anche <a href="http://www.massimovitali.org/">io</a>. Io dico invece che l’unica persona a potere pensare una cosa del genere possa essere solo Erlend Loe, il suo autore norvegese pubblicato in Italia prima da <a href="http://www.iperborea.com/web/libri/0103.htm">Iperborea</a>, poi visto che le cose andavano a gonfie vele da <a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5000660">Feltrinelli</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">Se un libro è fatto di cose semplici, non significa che sia anche semplice da scrivere. Tagliate tutti i ponti d’amicizia con chi afferma il contrario. Dopodiché tagliategli anche le gomme della macchina: quella persona non vi merita.</p>
<p style="text-align:justify;">Naif significa ingenuo, primitivo. Super significa super. Il super ingenuo primitivo di cui si occupa il romanzo è un ragazzo di venticinque anni che ha perso interesse in tutto: la sua vita, quella degli altri, quella delle piante e degli animali, quella del mondo intero.</p>
<p style="text-align:justify;">Il protagonista di questa storia, chiamiamolo Erlend Loe, ha abbandonato gli studi, la sua casa in affitto, i suoi effetti personali e si ritrova con le spalle al muro. Il muro è quello dell’appartamento prestato dal fratello, dove si è trasferito con l’unico compito di spedirgli la posta via fax, mentre il fratello si trova in un altro continente, ed Erlend rimane nel suo: un divano sul quale sfoglia il giornale, guarda il muro, i videoclip alla televisione, i fax del suo amico buono Kim, a cui risponde con elenchi di cose come cose che dipingerebbe se fosse un pittore, cose che non andrebbero mai animate in una pubblicità, cose che lo rendevano felice da piccolo e cose che lo rendono felice anche adesso.<span id="more-1391"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Tra queste ultime ci sono un pallone rosso da lanciare contro un muro, e un banco da falegname giocattolo su cui martellare chiodi di plastica senza pensare a niente: ognuno dei propri momenti di crisi ci fa quello che vuole.</p>
<div id="attachment_1394" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px"><a href="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/11/borre.jpg"><img class="size-full wp-image-1394 " title="Borre" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/11/borre.jpg?w=604" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Così per intenderci</p></div>
<p style="text-align:justify;">Erlend ci va in bicicletta – <em>“chiunque vada in bici è mio amico”</em> scrive in epigrafe – ci conosce un bambino dell&#8217;asilo che si chiama Borre e ha una “O” con una “/” nel mezzo, una lettera un po’ difficile da spiegare a una tastiera italiana, tanto che potrei disegnarla anche se così rischierei di perdere il filo del discorso, e allora la disegno lo stesso.</p>
<p style="text-align:justify;">Erlend e Borre fanno elenchi di animali che hanno visto nella loro vita per vedere chi ne ha visti di più (l’elenco di Borre comprende anche quelli che ha visto suo papà altrimenti Erlend sarebbe troppo in vantaggio). Erlend e Borre giocano a dire a turno la prima parola che gli viene in mente finché il gioco degenera perché Borre inizia a dire sempre e solo “cacca” e poi si mette a ridere, e allora ride anche Erlend. E dopo conosce una ragazza, compra una Volvo per il fratello, esce a bere una birra con il suo amico cattivo Kent, legge un libro sull’esistenza del tempo, si fa delle domande e le spedisce al suo autore, ne aspetta le risposte, sale e scende dagli ascensori, parte per un viaggio, e alla fine la sua vita, senza pretendere troppo, va avanti così.</p>
<p style="text-align:justify;">Neanche il lettore deve pretendere troppo dalla vita di questo libro. A guardarlo da lontano, tipo dalla distanza che c’è dall’Italia alla Norvegia, “Naif. Super” è un libro imperfetto. Se lo si osserva un po’ più da vicino però, dentro tutti quei piccoli indizi che fioriscono in testa durante la lettura e anche dopo, “Naif. Super” si rivela libro pacifico, che non urla a nessuno, e una volta spalmato lascia una piacevole sensazione di benessere come la pubblicità non animata di un bagnoschiuma alla menta e camomilla.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci sono molti passaggi efficaci a dimostrarlo, passaggi che non sarò certo io a passarvi sulla schiena, perché l’ha già fatto Erlend Loe con il suo libro, che per leggerlo non servono mica tante acrobazie: basta aprirlo.</p>
<p style="text-align:justify;">Se poi lo aprite e leggendo credete che abbia preso un abbaglio, fatevi avanti, sono pronto a farmi tagliare le gomme della macchina. La potete trovare facilmente vicino <a href="http://mensolerie.wordpress.com/2009/06/15/la-sicurezza-degli-abeti/">l’abete sotto la mia finestra</a>, è quella nera con i graffi alle portiere e le gomme già tagliate.</p>
<p style="text-align:justify;">* * *</p>
<p style="text-align:justify;">Message to the author:</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Dear Erlend,</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>this review is in Italian. I hope you have at least an Italian good friend. I could be that Italian good friend, if it comes to that. (I also have a bike)</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Ciao,</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Massimo</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mensolerie.wordpress.com/1391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mensolerie.wordpress.com/1391/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mensolerie.wordpress.com/1391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mensolerie.wordpress.com/1391/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mensolerie.wordpress.com/1391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mensolerie.wordpress.com/1391/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mensolerie.wordpress.com/1391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mensolerie.wordpress.com/1391/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mensolerie.wordpress.com/1391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mensolerie.wordpress.com/1391/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mensolerie.wordpress.com/1391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mensolerie.wordpress.com/1391/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mensolerie.wordpress.com/1391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mensolerie.wordpress.com/1391/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1391&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Erlend Loe - Naif.Super</media:title>
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			<media:title type="html">Borre</media:title>
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		<title>Il mondo secondo Malcolm</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 08:48:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri sulle mensole]]></category>
		<category><![CDATA[Conseguenze dell'amore]]></category>
		<category><![CDATA[James Purdy]]></category>
		<category><![CDATA[Malcom]]></category>
		<category><![CDATA[Mr. Cox]]></category>
		<category><![CDATA[Panchina]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono romanzi che quando li chiudi dopo l’ultima pagina ti lasciano una strana sensazione addosso. La strana sensazione di quando credi di aver letto un bel romanzo ma non sai mica se l’hai capito del tutto. Cosa voleva trasmetterci James Purdy con il suo romanzo “Malcom”? Un’insolita storia di formazione? Un ritratto della purezza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1382&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Ci sono romanzi che quando li chiudi dopo l’ultima pagina ti lasciano una strana sensazione addosso. La strana sensazione di quando credi di aver letto un bel romanzo ma non sai mica se l’hai capito del tutto.</p>
<p style="text-align:justify;">Cosa voleva trasmetterci James Purdy con il suo romanzo “Malcom”? Un’insolita storia di formazione? Un ritratto della purezza visto da occhi sporchi? Una galleria di personaggi insoliti che non si vedono neanche nei romanzi degli altri?</p>
<div id="attachment_1383" class="wp-caption alignright" style="width: 415px"><img class="size-full wp-image-1383 " title="James Purdy" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/10/purdy-james.jpg?w=604" alt=""   /><p class="wp-caption-text">James Purdy mentre cerca di ipnotizzare il lettore</p></div>
<p style="text-align:justify;">La storia di Malcom è semplice: un ragazzo seduto su una panchina incontra un eccentrico personaggio, Mr. Cox, un astrologo che vedendo Malcom sperduto in un mondo suo gli offre la possibilità di comprendere quello degli altri e gli dispensa, giorno dopo giorno, una serie di indirizzi ai quali presentarsi per conoscere nuovi amici.</p>
<p style="text-align:justify;">I nuovi amici sono: Estel Blanc, impresario nero di pompe funebri e cantante lirico, Kermit, timido e rissoso pittore nano che rifiuta di esserlo, Girard Girard e sua moglie Madame Girard, coniugi miliardari spenti dal fuoco della passione ma bagnati dal denaro e dall’alcool, Eloisa Brace, donna che capisce di jazz al contrario di suo marito Jerome, ex ergastolano e scrittore, Melba giovane cantante conosciuta in tutto il mondo a parte in quello di Malcom.</p>
<p style="text-align:justify;">Chi sono questi stravaganti, inquieti, frustrati personaggi che incontra Malcom lungo il cammino? Non si sa chi sono, ecco la verità. L’unica cosa che si sa, è cosa vogliono: vogliono tutti Malcom. Una volta conosciuta la sua disarmante innocenza, candida inesperienza, estenuante bellezza, qualche altro aggettivo difficile da descrivere se non si legge il libro, vogliono tutti avere Malcom per sé. La domanda allora è: chi riuscirà a prenderlo?<span id="more-1382"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Una storia se possiamo dire malata, malata delle conseguenze dell’amore, così come malata è la galleria dei personaggi che la frequentano, e malato alla fine finisce pure il povero Malcom, ma a parte questo non si può proprio dire altro, e intendiamoci: non ho detto niente.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>“Davanti a uno degli hotel più grandhotel del mondo, un giovinetto aveva l&#8217;abitudine di sedere su una panchina che, quando la luce batteva in un certo modo, brillava come l&#8217;oro.<br />
Il giovane, che non poteva avere più di quindici anni, dava l&#8217;impressione di non essere legato a niente e a nessuno al mondo, e perfino la sua ostinata attesa sulla panchina sembrava non avesse alcun senso, dal momento che raramente lo si vedeva parlare con qualcuno, e c&#8217;era qualcosa nel suo aspetto così elegante e immacolato che scoraggiava perfino chi, incuriosito dalla sua solitudine, avrebbe voluto avvicinarlo. Prima di tutto era molto probabile che fosse uno straniero e che non parlasse nemmeno l&#8217;inglese, e poi la sua espressione d&#8217;attesa era così intensa che nessuno si sentiva d&#8217;intervenire. Era evidente che aspettava qualcuno.”</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mensolerie.wordpress.com/1382/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mensolerie.wordpress.com/1382/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mensolerie.wordpress.com/1382/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mensolerie.wordpress.com/1382/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mensolerie.wordpress.com/1382/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mensolerie.wordpress.com/1382/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mensolerie.wordpress.com/1382/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mensolerie.wordpress.com/1382/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mensolerie.wordpress.com/1382/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mensolerie.wordpress.com/1382/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mensolerie.wordpress.com/1382/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mensolerie.wordpress.com/1382/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mensolerie.wordpress.com/1382/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mensolerie.wordpress.com/1382/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1382&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</media:title>
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			<media:title type="html">James Purdy</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>La vita di Gipi disegnata al mare</title>
		<link>http://mensolerie.wordpress.com/2010/07/07/gli-scheletri-disegnati-dallarmadio/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 07:08:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri sulle mensole]]></category>
		<category><![CDATA[Armadio]]></category>
		<category><![CDATA[Coconino Press]]></category>
		<category><![CDATA[Gipi]]></category>
		<category><![CDATA[Graphic Novel]]></category>
		<category><![CDATA[Scheletri nudi]]></category>
		<category><![CDATA[Sfrush]]></category>

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		<description><![CDATA[Ognuno ha i propri scheletri nell&#8217;armadio: c&#8217;è chi fa la dieta di giorno e di notte mangia sotto al letto, c&#8217;è chi dice che ha diciannove anni e in realtà ne ha settantaquattro, e c&#8217;è chi crede di leggere molto ma ad esempio non ha mai letto una graphic novel in vita sua.  Ho sempre [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1339&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Ognuno ha i propri scheletri nell&#8217;armadio: c&#8217;è chi fa la dieta di giorno e di notte mangia sotto al letto, c&#8217;è chi dice che ha diciannove anni e in realtà ne ha settantaquattro, e c&#8217;è chi crede di leggere molto ma ad esempio non ha mai letto una graphic novel in vita sua. </p>
<p style="text-align:justify;">Ho sempre guardato con diffidenza le graphic novel. Faccio fatica anche solo a pronunciare bene la parola in inglese: <em>graphic novel</em>. In passato mi era capitato di leggere fumetti, oppure libri tratti da fumetti, ma mai un fumetto con dentro un libro con dentro un romanzo che è anche un bellissimo romanzo. </p>
<div id="attachment_1341" class="wp-caption alignright" style="width: 290px"><a href="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/07/gipi-coperina.jpg"><img class="size-full wp-image-1341 " title="Copertina" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/07/gipi-coperina.jpg?w=604" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Gipi che guarda sorpreso il lettore</p></div>
<p style="text-align:justify;">In più, fatto da non sottovalutare di questi tempi americani, svedesi, spagnoli e <a href="http://www.fifa.com/index.html">mondiali</a>, qui si parla di un romanzo italiano.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;italiano è Gian Alfonso Pacinotti, per tutti Gipi, e nella sua vita ha scritto e poi disegnato numerosi libri fino ad arrivare ai 45 anni, quando ha deciso di tirare fuori i suoi scheletri dall&#8217;armadio e realizzarci un romanzo con illustrazioni talmente belle che si possono anche appendere sui muri con la colla. </p>
<p style="text-align:justify;">La bellezza di &#8220;<em>LMVDM &#8211; La mia vita disegnata male</em>&#8220;, <a href="http://www.coconinopress.com/store/catalogo.asp?scheda=309#cima">Coconino Press edizioni</a>, sta in un meccanismo ad incastro di ricordi autobiografici che vanno avanti in bianco e tornano indietro in nero, si mettono il vestito a colori e sognano ad acquerello, vanno incontro a treni, medicinali, pirati, carceri, analisti, piscine, droghe e occhiali nuovi che si indossano con le dita e poi ridono, piangono, inventano e riflettono, e mentre riflettono loro inizi a riflettere anche tu che leggi: davvero si può creare letteratura con una graphic novel? La risposta in questo caso è <em>Sfrush</em>. <span id="more-1339"></span> </p>
<p style="text-align:justify;">Sfrush perché le tavole disegnate male da Gipi, per chi non è abituato come me a leggere delle tavole disegnate in generale, ti fanno scorrere velocemente la storia senza badare alle immagini ma poi a un certo punto capita che le vedi, inizi a fare caso ai dettagli che sembrano sgraziati e invece scintillano, al contrario delle sfumature dei colori che quando ci sono ti prendono per mano e ti riportano indietro, indietro a guardare anche tutte le altre sfumature a cui prima non avevi dato importanza perché eri preso dalla storia, e insomma alla fine succede che ti viene voglia di rileggere subito il libro anche se lo stai ancora leggendo. </p>
<div id="attachment_1342" class="wp-caption alignleft" style="width: 372px"><a href="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/07/gipi-che-scopre-il-pistolino.jpg"><img class="size-full wp-image-1342 " title="Gipi" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/07/gipi-che-scopre-il-pistolino.jpg?w=604" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Gipi perplesso per quel fatto lì del pistolino</p></div>
<p style="text-align:justify;">Gipi come tutti quelli che vivono fuori e dentro la carta ha degli amici e dei nemici. Gli amici sono quelli di sempre che hanno i soliti nomi da amici &#8211; <em>Schizzo, Dorelli, Il nasuto, Metadonius, Alberto</em> &#8211; che poi si perderanno per strada perché ogni tanto quando si cammina se non ci si da la mano ci si può perdere, e alla fine si resta coi nemici – <em>il dottor Controluce, l&#8217;orso, l&#8217;uomo nel buio</em> – quei <a href="http://mensolerie.wordpress.com/2009/09/07/la-scoperta-del-mostro-degli-spaghetti/">Mostri</a> che invece non ti abbandonano mai neanche quando stai male, perché è forse proprio quando stai male che hai più bisogno di loro, o perlomeno questo ci racconta Gipi: lui ci dice che in mezzo ai Mostri si trova bene, e secondo me se solo potesse con questo caldo ci andrebbe anche al mare. </p>
<p style="text-align:justify;">E allora auguro davvero al buon Gipi di andare al mare in compagnia dei suoi Mostri, portandosi dietro però anche tutto l&#8217;amore che ci ha mostrato, insieme a matita e secchiello per disegnarsi almeno un costume con la sabbia, perché in questo libro si è denudato talmente tanto che ora gli si vede tutto il pistolino.   </p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
<div id="attachment_1351" class="wp-caption aligncenter" style="width: 372px"><a href="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/07/31.jpg"><img class="size-full wp-image-1351  " title="3" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/07/31.jpg?w=604" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Una tavola disegnata male e finita peggio</p></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mensolerie.wordpress.com/1339/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mensolerie.wordpress.com/1339/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mensolerie.wordpress.com/1339/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mensolerie.wordpress.com/1339/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mensolerie.wordpress.com/1339/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mensolerie.wordpress.com/1339/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mensolerie.wordpress.com/1339/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mensolerie.wordpress.com/1339/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mensolerie.wordpress.com/1339/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mensolerie.wordpress.com/1339/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mensolerie.wordpress.com/1339/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mensolerie.wordpress.com/1339/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mensolerie.wordpress.com/1339/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mensolerie.wordpress.com/1339/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1339&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</media:title>
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			<media:title type="html">Copertina</media:title>
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			<media:title type="html">Gipi</media:title>
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		<title>Le scarpe affamate dell’Africa</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 07:50:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri sulle mensole]]></category>
		<category><![CDATA[Adam Zameenzad]]></category>
		<category><![CDATA[Beneficenza]]></category>
		<category><![CDATA[Giunti]]></category>
		<category><![CDATA[LeBolleBlu]]></category>
		<category><![CDATA[Marcos y Marcos]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono libri che appena li prendi in mano e inizi a leggerli ti piacciono subito e allora non è il caso di parlarne più. Parliamo invece degli altri libri, quelli che superato un certo momento dopo le prime pagine non sai ancora se è il caso di andare avanti o lasciarlo lì perché non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1313&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Ci sono libri che appena li prendi in mano e inizi a leggerli ti piacciono subito e allora non è il caso di parlarne più. Parliamo invece degli altri libri, quelli che superato un certo momento dopo le prime pagine non sai ancora se è il caso di andare avanti o lasciarlo lì perché non ti convince.</p>
<p style="text-align:justify;">Per convinzione intendo ad esempio quella di quando torni a casa &#8211; ma anche al mare, dal barbiere, sull’autobus – e sai di avere quella storia che ti appassiona e non ricomincia finché non arrivi tu, perché ti aspetta e allora tu arrivi, fai le tue cose, poi riprendi a leggerlo e magari anche se sei stanco dopo sei stanco ma contento.</p>
<p style="text-align:justify;">Poi c’è un altro momento, quello che avviene quando si supera il momento precedente, in cui ti rendi conto di averlo proprio superato quel limite, come se prima era un momento triste e ora tutta la tua vita ti pare luminosa, e anche quel libro, che da quel punto ha cambiato marcia, e sei sicuro che indietro non tornerà più anche perché la retromarcia non ce l’ha.</p>
<div id="attachment_1318" class="wp-caption alignleft" style="width: 77px"><a href="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/05/adam-zameenzad.jpg"><img class="size-full wp-image-1318" title="Adam Zameenzad" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/05/adam-zameenzad.jpg?w=604" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Lui è Adam Zameenzad. Non sono riuscito a trovare un&#039;immagine più piccola.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Non credo di essere riuscito a rendere bene l’idea che avevo in testa. Ad ogni modo con “<em>Il mio amico e la puttana</em>” romanzo di Adam Zameenzad, (scrittore di origini pakistane cresciuto nell’Africa dell’Est, già autore del bel romanzo “<em>Una splendida donna bianca</em>” <a href="http://www.marcosymarcos.com/catalogo/zameenzad.htm">Marcos y Marcos editore</a>) è successo proprio quello che non sono riuscito a spiegare prima.</p>
<p style="text-align:justify;">Nelle pagine iniziali faticavo ad entrare nella storia e nel personaggio – un bambino nero di 9 anni per molti versi simili al Momò della “<a href="http://mensolerie.wordpress.com/2010/01/18/il-colpo-di-fulmine-di-romain-gary/">La vita davanti a sé</a>&#8221; che con ingenua ironia e leggerezza, ci guida attraverso uno sperduto paese martoriato dalla povertà e dalla guerra, un paese così distante dai nostri narrato con tale apparente distacco e delicatezza che ti viene voglia di non lasciare più quel ragazzo e i suoi compari fino alla fine del libro, perché vuoi seguirli in tutte le loro scalcagnate avventure fino all’ultima, di cui non posso rivelare nulla, anche se prima di leggere questo romanzo ho fatto l’errore di leggere il commento di uno stupido che mi ha rivelato il finale e mi ha tolto tutta – l’amara – sorpresa.<span id="more-1313"></span></p>
<div id="attachment_1322" class="wp-caption alignright" style="width: 269px"><img class="size-full wp-image-1322  " title="Il mio amico e la puttana" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/05/amico.jpg?w=604" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Il frutto arancione della fame blu</p></div>
<p style="text-align:justify;">Se lo prendo gli tiro il libro in testa. Fortunatamente non vi riserverò lo stesso trattamento, mi limiterò solo a dire che il romanzo è ambientato in un posto dove la gente mangia poco e ha a malapena le scarpe dunque se vi piacciono le storie di bambini che anche se vivono in Africa senza scarpe e senza cibo ma nel fango e la miseria della morte riescono comunque a trovare un sorriso nel cammino, fate voi i vostri conti.</p>
<p style="text-align:justify;">Fate i vostri conti nel senso che per volontà dell’autore tutti i provenienti dalla vendita del libro verranno devoluti a favore degli aiuti contro la fame in Africa, se non fosse che come spesso accade in questi casi il libro, Giunti editore, è fuori catalogo e nessuno lo ristampa più.</p>
<p style="text-align:justify;">Cara Casa Editrice Giunti, starai mica leggendo? E tu Marcos y Marcos? E <a href="http://lebollebluedizioni.com/">Le Bolle Blu</a>?</p>
<p>Dalla dedica in prima pagina:</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Alla memoria di Mammina Walters e dei suoi cinque bambini: quello senza nome, BB, Benjamin, ET e Chu Chu, tutti morti entro sei mesi dalla morte di lei. Anche per Itsy e la piccola Charlotte. Possano i loro corpi rendere la Terra più fertile per gli affamati.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Nella speranza che, a un certo stadio della vita sul pianeta, nessuno, uomo o donna, debba sperimentare la vergogna di scrivere un altro libro come questo.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em> ***</em> nota a margine<em> ***</em></p>
<div id="attachment_1315" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/05/sotto-cielo-spiriti.jpg"><img class="size-full wp-image-1315" title="sotto cielo spiriti" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/05/sotto-cielo-spiriti.jpg?w=604" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Se prima eravamo in tre a ballare l&#039;alligalli</p></div>
<p style="text-align:justify;">Devo mio malgrado fare un postscriptum: nelle ricerche eseguite prima della pubblicazione del presente articolo, ho spesso notato il nuovo libro di Adam Zameenzad, del 2009, dal titolo “Sotto un cielo di spiriti” senza mai farci troppo caso.</p>
<p style="text-align:justify;">Poi per scrupolo ho controllato meglio: la trama è la stessa della mia edizione del 1994. I nomi dei personaggi pure. Il traduttore (Rosa Rita D’Acquarica) anche. Cambia solo il titolo.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi rimangio tutto: mi sa che l’hanno ristampato.</p>
<p>Meglio così, vorrà dire che mangeranno un po’ di più anche in Africa, se volete contribuire pure voi.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mensolerie.wordpress.com/1313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mensolerie.wordpress.com/1313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mensolerie.wordpress.com/1313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mensolerie.wordpress.com/1313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mensolerie.wordpress.com/1313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mensolerie.wordpress.com/1313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mensolerie.wordpress.com/1313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mensolerie.wordpress.com/1313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mensolerie.wordpress.com/1313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mensolerie.wordpress.com/1313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mensolerie.wordpress.com/1313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mensolerie.wordpress.com/1313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mensolerie.wordpress.com/1313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mensolerie.wordpress.com/1313/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1313&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</media:title>
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			<media:title type="html">sotto cielo spiriti</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;arte dei brividi intagliati a mano</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 08:43:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri sulle mensole]]></category>
		<category><![CDATA[Garzanti]]></category>
		<category><![CDATA[Musica per camaleonti]]></category>
		<category><![CDATA[rumori sospetti]]></category>
		<category><![CDATA[truman capote]]></category>

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		<description><![CDATA[Partiamo dalla seguente considerazione: Truman Capote è uno scrittore spietato, spietatissimo che se ne frega del prossimo che poi sarebbe il lettore che lo legge. Capote scrive come se avesse la lama di un coltello in mezzo ai denti senza ferirsi mai, al contrario del lettore che se non sta attento rischia di pungersi sin [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1272&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1274" class="wp-caption alignright" style="width: 290px"><img class="size-full wp-image-1274 " title="Truman Capote" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/04/capote-in-una-posa-sprezzante-del-pericolo-mentre-aspetta-guglielmo-tell.jpg?w=604" alt=""   /><p class="wp-caption-text">Capote in una posa sprezzante del pericolo, mentre aspetta Guglielmo Tell</p></div>
<p style="text-align:justify;">Partiamo dalla seguente considerazione: <strong>Truman Capote</strong> è uno scrittore spietato, spietatissimo che se ne frega del prossimo che poi sarebbe il lettore che lo legge. Capote scrive come se avesse la lama di un coltello in mezzo ai denti senza ferirsi mai, al contrario del lettore che se non sta attento rischia di pungersi sin dalla prima pagina prefazione compresa.</p>
<p style="text-align:justify;">Il lettore rischia davvero di farsi male perché se proprio non in mezzo ai denti, sono certo che per pigiare i tasti della sua macchina da scrivere Truman Capote abbia usato proprio la punta di un coltello: una partitura dalla lama rigorosa e infallibile che non sbaglia un solo rigo neanche battendo i tasti a velocità bendata.</p>
<p style="text-align:justify;">I racconti contenuti in “<em>Musica per camaleonti</em>” sono piccoli manufatti cesellati a mano e col coltello. Manufatti come si dice nel gergo dei manufatti “di rara fattura”, intagliati a regola d’arte qualunque sia l’arte e lo stile che Capote decida di seguire – e in questo libro di stili ne ha seguiti tanti – in un crescendo di tecnica e mestiere che dall’inizio del romanzo fino a pagina 81 della mia edizione Garzanti, vi posso assicurare fin da ora – sono circa le 22 – raggiungono il loro massimo apice in quello che lui stesso definisce un breve romanzo verità, un romanzo dentro al romanzo che fa venire i brividi a cominciare già dal titolo: “<em>Bare intagliate a mano</em>”.<span id="more-1272"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Mentre scrivo sono seduto nel silenzio della mia <a href="http://www.ibs.it/code/9788806185145/woolf-virginia/una-stanza-tutta.html">stanza tutta per me</a>, che in realtà tutta per me è proprio tutta la casa, ma io preferisco stare solo in questa stanza perché è piccola abbastanza da riuscire a farmi mantenere vigile, con gli occhi anche dietro la testa e le orecchie attaccate alla schiena, in quanto sussulto ad ogni singolo rumore che sento mentre leggo, che io spero sempre sia il vicino di sotto, perché se per caso non è lui ma è l&#8217;assassino uscito dal libro di Capote allora vuol dire che esco subito anche io e mi vengo a sdraiare nel letto insieme a voi.</p>
<p style="text-align:justify;">Più degli altri esemplari racconti contenuti in <em>Musica per camaleonti</em>, questo breve romanzo verità di cui non riscrivo il titolo per motivi di salvaguardia personale vi farà sobbalzare dalla sedia anche se siete già a letto che mi state aspettando.</p>
<p style="text-align:justify;">Si descrive una serie di omicidi nei pressi di un imprecisato stato dell’ovest americano, in cui prima di uccidere l&#8217;assassino - di cui non posso fare il nome &#8211; si premura di spedire ad ogni vittima una foto scattata da lui stesso recapitata per posta dentro un particolare contenitore: una piccola bara di legno intagliata a mano.</p>
<div id="attachment_1279" class="wp-caption alignleft" style="width: 425px"><img class="size-full wp-image-1279 " title="Capote" src="http://mensolerie.files.wordpress.com/2010/04/capote.gif?w=604" alt=""   /><p class="wp-caption-text">La copertina della mia edizione Garzanti</p></div>
<p style="text-align:justify;">E così ho ripetuto il titolo. Non lo farò più. Non lo farò più però continuerò il romanzo, perché come tutti i romanzi scritti da gente che a ragione veduta nel senso che si vede che sono bravi scrittori sono anche dei bravi romanzi, poiché hanno la capacità di essere divorati a prescindere dai rumori che si sentono intorno, dalla tremarella, e dal posto in cui si leggono che a pensarci bene l&#8217;unico posto sicuro in cui si potrebbe leggere questo libro sarebbe una cassaforte chiusa da cui uscire solo una volta terminato il libro, per poi lasciarcelo dentro, perché di libri così in circolazione non ce ne sono tanti e allora vanno preservati, e poi si torna a vedere se la porta è chiusa bene e poi si torna a letto a leggere da soli.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma poi sarà davvero chiusa bene la mia porta? E questi rumori che continuo a sentire? E voi dove siete, siete andati a comprare il libro? Dopo passate di qua?</p>
<p style="text-align:justify;">Chissà se Truman Capote si faceva paura da solo mentre scriveva. Io credo di sì. Per questo si faceva sempre ritrarre <a href="http://mensolerie.wordpress.com/2009/09/23/truman-capote-a-sangue-freddo/">incollato al divano</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo so che questa recensione è incompleta perchè non ho neanche finito di leggere il libro ma primo: voi lo sapete <a href="http://www.massimovitali.org/?cat=4">quante recensioni vengono scritte senza neanche leggere i libr</a>i? E secondo io avevo fretta di scrivere questa recensione prima che fosse troppo tardi tipo le tre o le quattro di notte, quando se non ti addormenti subito i rumori sembra proprio che ti entrino nel letto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mensolerie.wordpress.com/1272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mensolerie.wordpress.com/1272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mensolerie.wordpress.com/1272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mensolerie.wordpress.com/1272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mensolerie.wordpress.com/1272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mensolerie.wordpress.com/1272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mensolerie.wordpress.com/1272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mensolerie.wordpress.com/1272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mensolerie.wordpress.com/1272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mensolerie.wordpress.com/1272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mensolerie.wordpress.com/1272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mensolerie.wordpress.com/1272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mensolerie.wordpress.com/1272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mensolerie.wordpress.com/1272/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mensolerie.wordpress.com&amp;blog=7951978&amp;post=1272&amp;subd=mensolerie&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)</media:title>
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