Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)

La caccia al tesoro di Arthur Less

In Libri sulle mensole on 16 gennaio 2018 at 14:26

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Conoscevo Andrew Sean Greer per due romanzi: “Le confessioni di Max Tivoli” e “Storia di un matrimonio”. Del primo ne avevo sentito solo parlare, del secondo ho sentito che dovevo parlargli io e visto che ce l’avevo in casa, ho deciso di leggerlo.

Storia di un matrimonio” è un romanzo intimo e delicato, con una trama che si svela poco a poco rivelando una notevole scrittura ma anche una storia che ho fatto fatica a terminare ma ho terminato, perché la voce di Andrew Sean Greer aveva qualcosa di molto profondo, nel senso che avrei dovuto approfondire e infatti – mi scuso con tutti gli amici librai – quando ho visto una copia nuova del suo ultimo romanzo “Less” appena uscito in un mercatino dell’usato, costava una sola moneta, io ce l’avevo, non sapevo niente del libro ma l’ho comprato a scatola chiusa.

Tornato a casa, riflettendo su una mia regola personale che dice “considerato il numero di autori ancora da scoprire, se ne trovi uno che ti piace aspetta di leggere un altro suo libro dopo avere letto, almeno, altri tre autori diversi”, ho trasgredito le regole e dopo avere finito di leggere un libro di Andrew Sean Greer ho cominciato a leggere un altro libro di Andrew Sean Greer e come potrei tradurmi dal mio inglese, sono caduto in amore.

L’Andrew Sean Greer di “Less”, è diventato il mio nuovo autore del cuore, almeno fino al prossimo cuore d’autore che scoprirò.

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Un film ingessato male

In Video sulle mensole on 5 dicembre 2017 at 15:05

sono tra quelli a cui “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese è piaciuto davvero tanto: un film sviluppato intorno a un’idea semplice e originale, scritto benissimo e recitato ancora meglio. perciò ero molto curioso di vedere il suo lavoro successivo, “The Place”, specie dopo avere sentito tanti pareri contrastanti. da chi si dichiarava entusiasta e lo consigliava a tutti, a chi era uscito dalla sala a metà del film per il disgusto. così domenica sera sono uscito di casa col mio mal di gola, l’ho coperto con sei giri di sciarpa e alla fine ho capito che era meglio se mi coprivo gli occhi.

nei titoli di testa viene spiegato che il film è tratto dalla serie tv americana “The Booth and the End”. ed è forse questo il problema alla base di “The Place”. un film che vuole essere americano senza esserlo. se mi fossi slegato la sciarpa dal collo per coprirmi le orecchie, avrei visto un film muto ambientato per inquadrature e fotografia tipo nella Upper East Side di New York, magari tra la E72nd e la Lexington, però senza essere tra la E72nd e la Lexington perché il locale in cui ruota tutto il film è a San Giovanni a Roma, e gli attori sono (quasi) tutti romani, oserei dire i soliti romani, anche quelli non romani.

Paolo Genovese dopo avere letto questa recensione

passata una prima curiosità rispetto a come avrebbe potuto svilupparsi una trama senz’altro originale purtroppo senza esserlo, il film si è ripiegato su stesso, gli intrecci narrativi sono usciti di strada malgrado non siano mai usciti dal locale e a me è rimasta un’insofferenza così grande da riuscire a vederla in maiuscolo: DISAGIO. la persona che era con me a un certo punto mi ha detto: “la vuoi smettere?” non capivo cosa volesse, non stavo facendo niente, poi ho capito. dal nervoso stavo battendo così forte il tacco sul pavimento che si stavano girando tutti.

La morale delle due ruote

In Cose nei paraggi on 9 dicembre 2016 at 11:36


premessa: nonostante la mia passione per la moto, ormai da qualche anno sono un orgoglioso possessore di una bicicletta da battaglia. la battaglia è che ultimante il costo delle riparazioni ha superato il valore della bicicletta.

qualche giorno fa, il mio vicino di casa Renzo, di anni 93, una volta al corrente delle mie piccole disgrazie a due ruote, mi ha fatto una proposta: se vuoi ti regalo una delle mie. non ho saputo dire di no. siamo scesi in cantina, io sulle scale lui sul montascale, mi ha mostrato una serie di bici, mi ha elencato pregi e difetti e hanno vinto i difetti. nel senso che di tutte le sue bici alla fine era meglio la mia. perciò gli ho detto: grazie lo stesso Renzo, apprezzo moltissimo, riparerò la mia. lui mi ha fissato abbastanza a lungo da non accettare un rifiuto e poi ha detto: e va bene, allora ci sarebbe questa. si è voltato e mi ha indicato una luce dietro di lui, una bicicletta da corsa che brillava di luce propria per quanto era bella. mi sono coperto gli occhi: no Renzo, non posso, questa è troppo per me. lui ha risposto: all’epoca costava più di due milioni di lire. appunto, è troppo. ho ripetuto. lui ha continuato. questa però non te la posso regalare. ha detto con un sospiro. poi mi ha guardato dritto negli occhi: facciamo che finché sono vivo te la presto. non trovando parole e non potendolo abbracciare, ho continuato a dire no con la testa e lui mi ha prestato anche la pompa per gonfiare le gomme.

siccome la mia più grande paura era quella di dovergli dire un giorno che la sua bicicletta non c’era più, siamo rimasti che se me l’avessero rubata, non potendomi buttare dalla finestra abitando al primo piano, sarei salito sulla sua oppure avrei cambiato casa. ed ecco che da una settimana ho iniziato a usare questa fantastica bicicletta: leggerissima, silenziosa, un portento. i primi giorni uscivo con lei la sera e chiamavo Renzo al mattino per confermargli che la bici era tornata in cantina, non l’aveva rubata nessuno. ora non lo chiamo più però devo comprare luci nuove, parafanghi (se piove sono un uomo strisciato) e soprattutto un antifurto come si deve. insomma mi devo ripagare un’altra bicicletta. ma lo faccio con piacere perché questo oggetto ha un valore affettivo inestimabile. per una persona, ed ora anche per un’altra. fine della premessa, inizio del racconto.