Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)

La lunga estate del montascale

In Cose nei paraggi on 8 agosto 2016 at 13:53

Voglio un gran bene ai miei vicini di casa Renzo e Bibi. 92 anni lui, 87 lei. Sono anche i protagonisti del mio prossimo romanzo. Ma questa è un’altra storia. La storia che vi voglio raccontare è un’altra. Per farlo voglio citarvi l’incipit di uno splendido romanzo, si chiama La vita davanti a sé, di Romain Gary, ne ho parlato qui qualche anno fa.

Per prima cosa vi posso dire che abitavamo al sesto piano senza ascensore e che per Madame Rosa, con tutti quei chili che si portava addosso e con due gambe sole, questa era una vera e propria ragione di vita quotidiana, con tutte le preoccupazioni e gli affanni. Ce lo ricordava ogni volta che non si lamentava per qualcos’altro, perché era anche ebrea. Neanche la sua salute era un granché e vi posso dire fin d’ora che una donna come lei avrebbe meritato un ascensore.

Anche Renzo e Bibi meriterebbero un ascensore. Però dopo vari preventivi hanno capito che non se lo possono permettere. Perciò, con l’approvazione di tutto il condominio, hanno deciso di acquistare a loro spese un montascale.

Renzo ha contattato, da solo, almeno quattro aziende diverse sparse per l’Italia, ho visto tutti i preventivi. Quella che secondo lui gli ha fatto il preventivo migliore gli ha dato appuntamento, a seguito di un cospicuo anticipo a tre zeri e vari mesi di attesa, a venerdì 29 luglio.

E Renzo e Bibi non vedevano l’ora che arrivasse venerdì 29 luglio.

Questo il messaggio che ho trovato affisso al portone d’ingresso del condominio qualche giorno prima, pensato, scritto e stampato in barba alla formattazione dalla fiera mano di Renzo.

C’è posta per me?

In Cose nei paraggi on 6 agosto 2015 at 13:01

Molti anni fa, d’estate, nel condominio dove vivevo coi miei genitori, verso l’ora di pranzo, arrivava il postino. Lo vedevi scendere dalla sua motoretta piena di buste, infilarne qualcuna sottobraccio e procedere svelto verso le buchette prima di venire travolto da noi ragazzini che, guardandolo dal basso all’alto, gli domandavamo col fiatone: “C’è posta per me?

Lui ti scrutava rapidamente, poi sfogliava il mucchio di carta che aveva tra le mani e, se andava bene, ti allungava una cartolina. Se andava benissimo, te ne allungava due. Se poi te ne allungava tre, allora potevi tranquillamente dire di essere il boss del quartiere.

All’epoca, scrivere e ricevere cartoline era un fatto normale. Quando si andava in vacanza, si scrivevano le cartoline agli amici. Quando si tornava a casa, si ricevevano le cartoline degli amici. Era la prassi, non c’era niente di strano. C’era chi scriveva dei papiri e ti raccontava la sua vita al mare o in montagna, e chi scriveva sempre la stessa frase ovunque si trovasse. C’era chi spediva cartoline con didascalie scelte a caso tipo “papà ho finito i soldi”, e chi dalla fretta dimenticava di firmare e al ritorno ti chideva: ti è arrivata la mia cartolina? Ma erano pur sempre cartoline, messaggi di amici vicini, da mondi lontani. Messaggi che in buona sostanza dicevano: stai tranquillo, io sono andato via, ma torno presto.

Insomma, oggi mentre uscivo di casa ho incrociato il postino. O almeno ho incrociato quello che immaginavo potesse essere il postino visto che il postino di casa mia non ho idea di che faccia abbia e immagino che neanche lui abbia idea della mia. Ad ogni modo ho visto questo personaggio vicino all’immagine di un postino e mi è venuto in mente il postino di quando ero ragazzino e ogni anno aspettavo le cartoline e per farla breve, senza pensarci troppo, gli ho sorriso e gli ho domandato: “C’è posta per me?

Cinque motivi (e una cartolina) per fare pace con Paolo Conte

In Cose nei paraggi on 5 novembre 2014 at 20:01

Questo articolo è uscito su Rockit ma qui c’è la versione originale, con una cartolina al posto del ragionamento.

Ogni riferimento a foto di persone realmente esistenti è puramente casuale | foto di Roberto Coggiola

Devo fare una confessione, cercando di non espormi troppo: mi piace molto un autore e compositore di Asti. Devo farne un’altra: gli ultimi tre album in studio di questo personaggio non mi hanno entusiasmato. Non ditelo a nessuno. A parte qualche batticuore sparato qua e là, il complesso dei tre album non suonava più come qualcosa di unico, toccato dalla grazia, ma piuttosto come qualcosa di già toccato e basta, peggio ancora bloccato dal tempo, il tempo che prima passava anche sotto ai sofà e dopo si è arenato sotto, senza quella selvaggia ispirazione che da sempre muoveva questo personaggio anche al buio e s’illuminava Paolo Conte.

In occasione della laurea honoris causa in Lettere Moderne all’Università di Macerata, Paolo Conte tenne una lectio doctoralis dal titolo: “I tempi dell’ispirazione: il pomeriggio”. Devo fare un’altra confessione, simile a un sospetto: credo che negli ultimi tempi il nostro amico abbia lavorato soltanto di pomeriggio.

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