Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)

Un film ingessato male

In Video sulle mensole on 5 dicembre 2017 at 15:05

sono tra quelli a cui “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese è piaciuto davvero tanto: un film sviluppato intorno a un’idea semplice e originale, scritto benissimo e recitato ancora meglio. perciò ero molto curioso di vedere il suo lavoro successivo, “The Place”, specie dopo avere sentito tanti pareri contrastanti. da chi si dichiarava entusiasta e lo consigliava a tutti, a chi era uscito dalla sala a metà del film per il disgusto. così domenica sera sono uscito di casa col mio mal di gola, l’ho coperto con sei giri di sciarpa e alla fine ho capito che era meglio se mi coprivo gli occhi.

nei titoli di testa viene spiegato che il film è tratto dalla serie tv americana “The Booth and the End”. ed è forse questo il problema alla base di “The Place”. un film che vuole essere americano senza esserlo. se mi fossi slegato la sciarpa dal collo per coprirmi le orecchie, avrei visto un film muto ambientato per inquadrature e fotografia tipo nella Upper East Side di New York, magari tra la E72nd e la Lexington, però senza essere tra la E72nd e la Lexington perché il locale in cui ruota tutto il film è a San Giovanni a Roma, e gli attori sono (quasi) tutti romani, oserei dire i soliti romani, anche quelli non romani.

Paolo Genovese dopo avere letto questa recensione

passata una prima curiosità rispetto a come avrebbe potuto svilupparsi una trama senz’altro originale purtroppo senza esserlo, il film si è ripiegato su stesso, gli intrecci narrativi sono usciti di strada malgrado non siano mai usciti dal locale e a me è rimasta un’insofferenza così grande da riuscire a vederla in maiuscolo: DISAGIO. la persona che era con me a un certo punto mi ha detto: “la vuoi smettere?” non capivo cosa volesse, non stavo facendo niente, poi ho capito. dal nervoso stavo battendo così forte il tacco sul pavimento che si stavano girando tutti.

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La morale delle due ruote

In Cose nei paraggi on 9 dicembre 2016 at 11:36


premessa: nonostante la mia passione per la moto, ormai da qualche anno sono un orgoglioso possessore di una bicicletta da battaglia. la battaglia è che ultimante il costo delle riparazioni ha superato il valore della bicicletta.

qualche giorno fa, il mio vicino di casa Renzo, di anni 93, una volta al corrente delle mie piccole disgrazie a due ruote, mi ha fatto una proposta: se vuoi ti regalo una delle mie. non ho saputo dire di no. siamo scesi in cantina, io sulle scale lui sul montascale, mi ha mostrato una serie di bici, mi ha elencato pregi e difetti e hanno vinto i difetti. nel senso che di tutte le sue bici alla fine era meglio la mia. perciò gli ho detto: grazie lo stesso Renzo, apprezzo moltissimo, riparerò la mia. lui mi ha fissato abbastanza a lungo da non accettare un rifiuto e poi ha detto: e va bene, allora ci sarebbe questa. si è voltato e mi ha indicato una luce dietro di lui, una bicicletta da corsa che brillava di luce propria per quanto era bella. mi sono coperto gli occhi: no Renzo, non posso, questa è troppo per me. lui ha risposto: all’epoca costava più di due milioni di lire. appunto, è troppo. ho ripetuto. lui ha continuato. questa però non te la posso regalare. ha detto con un sospiro. poi mi ha guardato dritto negli occhi: facciamo che finché sono vivo te la presto. non trovando parole e non potendolo abbracciare, ho continuato a dire no con la testa e lui mi ha prestato anche la pompa per gonfiare le gomme.

siccome la mia più grande paura era quella di dovergli dire un giorno che la sua bicicletta non c’era più, siamo rimasti che se me l’avessero rubata, non potendomi buttare dalla finestra abitando al primo piano, sarei salito sulla sua oppure avrei cambiato casa. ed ecco che da una settimana ho iniziato a usare questa fantastica bicicletta: leggerissima, silenziosa, un portento. i primi giorni uscivo con lei la sera e chiamavo Renzo al mattino per confermargli che la bici era tornata in cantina, non l’aveva rubata nessuno. ora non lo chiamo più però devo comprare luci nuove, parafanghi (se piove sono un uomo strisciato) e soprattutto un antifurto come si deve. insomma mi devo ripagare un’altra bicicletta. ma lo faccio con piacere perché questo oggetto ha un valore affettivo inestimabile. per una persona, ed ora anche per un’altra. fine della premessa, inizio del racconto.

La lunga estate del montascale

In Cose nei paraggi on 8 agosto 2016 at 13:53

Voglio un gran bene ai miei vicini di casa Renzo e Bibi. 92 anni lui, 87 lei. Sono anche i protagonisti del mio prossimo romanzo. Ma questa è un’altra storia. La storia che vi voglio raccontare è un’altra. Per farlo voglio citarvi l’incipit di uno splendido romanzo, si chiama La vita davanti a sé, di Romain Gary, ne ho parlato qui qualche anno fa.

Per prima cosa vi posso dire che abitavamo al sesto piano senza ascensore e che per Madame Rosa, con tutti quei chili che si portava addosso e con due gambe sole, questa era una vera e propria ragione di vita quotidiana, con tutte le preoccupazioni e gli affanni. Ce lo ricordava ogni volta che non si lamentava per qualcos’altro, perché era anche ebrea. Neanche la sua salute era un granché e vi posso dire fin d’ora che una donna come lei avrebbe meritato un ascensore.

Anche Renzo e Bibi meriterebbero un ascensore. Però dopo vari preventivi hanno capito che non se lo possono permettere. Perciò, con l’approvazione di tutto il condominio, hanno deciso di acquistare a loro spese un montascale.

Renzo ha contattato, da solo, almeno quattro aziende diverse sparse per l’Italia, ho visto tutti i preventivi. Quella che secondo lui gli ha fatto il preventivo migliore gli ha dato appuntamento, a seguito di un cospicuo anticipo a tre zeri e vari mesi di attesa, a venerdì 29 luglio.

E Renzo e Bibi non vedevano l’ora che arrivasse venerdì 29 luglio.

Questo il messaggio che ho trovato affisso al portone d’ingresso del condominio qualche giorno prima, pensato, scritto e stampato in barba alla formattazione dalla fiera mano di Renzo.