Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)

Perché Piero Pelù?

In Video sulle mensole on 25 giugno 2009 at 08:06

Ieri pomeriggio di qualche mese fa, è venuto a trovarmi il mio amico Domenico, e dopo aver esaurito tutti i discorsi possibili e immaginabili in fatto di donne, abbiamo visto un documentario sulla vita di John Fante.

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Chissà cosa guardava John Fante in questa foto, Piero Pelù?

Se apparentemente le due cose non sembrino combaciare affatto, in realtà scopriamo che Domenico è appassionato di John Fante perché oltre a scrivere bene, e in maniera del tutto semplice, quando la semplicità è una dote sempre più rara, che viene usata sempre meno spesso perché la gente non ce l’ha, o non la tira fuori, come ad esempio l’uso di tutte queste mie frasi separate da virgole senza mai arrivare al punto, il punto è che John Fante è uno dei pochi scrittori che Domenico riesce a leggere direttamente in inglese per esercitare la lingua, prima di usarla in tutti i sensi con le straniere che ogni estate incrocia quando torna a casa sua, la bella Roccella Jonica, patria di Domenico, delle straniere in vacanza, e del Roccella Jazz Festival, ma non divaghiamo.

Il documentario mi pare abbastanza semplice pure lui, e alterna le testimonianze della moglie di John Fante, della figlia di John Fante, del figlio di John Fante (Dan, anch’esso scrittore, pare pure bravo, pare, poiché io non l’ho mai letto, però ha i capelli bianchi), del suo biografo ufficiale Stephen Cooper seduto sulla poltrona, di uno dei traduttori – Francesco Durante – che si è commosso traducendo certi passi, di Furio Scarpelli e Luciano Vincenzoni dietro una scrivania, di Sandro Veronesi dietro al Colosseo, di Vinicio Capossela davanti ai suoi genitori, e poi c’è Piero Pelù.

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  1. Voleva dimostrare al mondo di saper pronunciare la parola “huarachas”, sapesse che noi ci stupiamo enormemente anche del solo fatto che abbia sviluppato le capacità motorie sufficienti a sfogliare un libro

    Simonetta

  2. mi vergogno grandemente , ma devo ammettere di non essere riuscito a finire “chiedi alla polvere” , perché toccava qualche corda terrorizzante e fastidiosa – forse l’atteggiamento vanaglorioso di bandini , l’arroganza del male-in-arnese , quel senso di illusione misto a senso di colpa – che mi ha sempre spinto a chiudere il volume dopo poche decine di pagine . per questo john fante è attualmente un mio personale tabù e ne parlo esclusivamente per dimostrare che non mento quando prometto di passare dalle tue parti . qui ci starebbe bene una di quelle faccine simpatiche tipiche del linguaggio informatico informale , ma (siamo onesti) stonerebbe .

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