Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)

Un giorno che non hai niente da fare questo libro ti sarà utile

In Libri sulle mensole on 21 luglio 2009 at 12:18

“Avrei tanto voluto che la giornata fosse tutta come la colazione, quando le persone sono sintonizzate sui loro sogni e non è previsto che debbano affrontare il mondo esterno. Mi sono reso conto che io sono sempre così; per me non arriva mai il momento in cui, dopo una tazza di caffè o una doccia, mi sento improvvisamente pieno di vita, sveglio e in sintonia con il mondo. Se si fosse sempre a colazione, io sarei a posto.”

Un giorno questo dolore

Causa del dolore è anche la copertina

Siccome sono appena tornato dalle vacanze, e ho avuto modo di leggere molto, vorrei parlare di un libro che ho letto ad aprile.

L’ho divorato quel libro ad aprile. Ma non perché era aprile, o perché mi sia particolarmente piaciuto, e neanche perché come si dice, si lascia leggere, bensì perché era domenica mattina, io non c’avevo niente da fare, e così mi sono alzato e dopo aver guardato fuori dalla finestra c’era il sole, e allora sono uscito nel parco dietro casa quello vicino agli abeti, e ho iniziato a leggere questo libro.

Poi è venuto mezzogiorno circa, e sono tornato a casa, sono andato in bagno, ho bollito una busta di lenticchie e zampone che scadeva il 30 aprile e me la sono mangiata insieme a 2 kiwi secchi e una mela nera, e poi sono tornato al parco, mi sono addormentato al sole, mi sono risvegliato al sole, ho ripreso a leggere tutto sudato, sono tornato a casa, mi sono fatto la doccia, sono tornato a leggere sul divano, è venuta sera, ho mangiato una fetta di dolce alle mandorle e due yogurt ai frutti di bosco che scadevano il 28 aprile, mi sono rimesso a leggere sul divano, e poi, diciamo intorno alle 22, mi sono quasi addormentato con il libro in mano.

Così mi sono alzato e sono andato a letto, ma mentre mi alzavo sentivo già che mi stavo svegliando, e infatti appena mi sono appoggiato al letto ero completamente sveglio con gli occhi sbarrati. Perciò ho ripreso il libro e l’ho finito in un battito d’ali, le stesse che mi hanno fatto alzare a fine della lettura per andare in bagno, perché alla fine mi ero accorto che non ci andavo da mezzogiorno.

I punti forti di questo libro sono che ti fa finire gli avanzi di casa, e non ti fa pesare il fatto di avere passato un giorno intero da solo a leggere ininterrottamente un libro senza neanche essere andato in bagno.

Questo libro parla anche di solitudine. La solitudine è quella di un ragazzo di New York che si trova a un bivio quando finito il liceo deve decidere se vuole continuare gli studi, trasferirsi in campagna, suicidarsi, definire il proprio grado di omosessualità, ambientarsi col mondo esterno. La trama scritta meglio la potete leggere nella quarta di copertina che nel caso delle edizioni Adelphi non c’è. (Però c’è nel primo risvolto di pagina sulla sinistra.)

Comprai a suo tempo questo libro perché lessi che non aveva nulla a che fare con il titolo, nel senso che non era un libro triste, anzi, e anzi un corno, il libro è molto triste. E il titolo è molto azzeccato. Ma non è un brutto libro. A freddo, col freddo di Luglio diciamo, posso dire che è un buon libro, di quei libri che nascondono qualcosa dentro, tipo un seme, che però rimarrà seme per tutta la vita. Sono certo di non essermi spiegato e ne vado fiero.

Diffidate soltanto da chi scrive che questo è un libro divertente quasi esilarante, e se lo conoscete diffidate anche da chi ha deciso di mettere in copertina una foto di Brendan Tonin, dal titolo “Giovane che strizza una bottiglia d’acqua nel deserto, e l’acqua gli cade sulla testa.”

Che gli avrà preso?

Ingrandimento del giovane che strizza l'acqua nel deserto

Ingrandimento del giovane che strizza l'acqua nel deserto

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  1. IN DIFESA DELLE STORIE TRISTI

    Secondo me ci sono due tipi di storie tristi: quelle in cui ti identifichi e quindi ti rattristisci e quelle in cui leggi della vita triste di gente che non ti assomiglia per niente e quindi ti puoi rallegrare del fatto che la tua vita e` totalmente diversa (per l’appunto) e in fondo non e` poi cosi` male come pensavi. Puoi ridere delle disgrazie altrui, insomma, che non sarà molto carino ma e` pur sempre liberatorio…

    Ma a pensarci bene anche il primo genere di storie tristi può risultare confortante (se non divertente), perché fa bene sapere che non sei l’unico al mondo a essere triste.

    Ma indipendentemente dalla tipologia di tristezza e dalla triste idea del giovane di strizzare la sua acqua nel bel mezzo del deserto …ho deciso di leggere questo libro. Anche se magari non proprio subito dato che sono piuttosto felice e pure molto impegnato al momento.

    Grazie del consiglio!

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