Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)

Le mille luci di Las Vegas

In Libri sulle mensole on 22 ottobre 2009 at 14:45

Chiariamo subito una cosa: John O’Brien è uno scrittore bravissimo. Uno scrittore nel vero senso del termine, nel senso più reale, sofferto e senza tanti fronzoli. Erroneamente ma per semplificare potremmo dividere gli scrittori in due categorie: quelli che hanno una storia da raccontare, e quelli che sanno come raccontarla. John O’Brien in questo romanzo sa essere entrambe le cose. Lui scrive come se raccontare una storia fosse la cosa più normale del mondo, e tu leggi come se seguire quella storia fosse la naturale conseguenza.

Lui è John O'Brien. Quello inginocchiato dietro è un pentito.

Lui è John O’Brien. Quello dietro un pentito.

La storia sono due storie: Ben è un alcolizzato ostinato a consumare la sua vita da un collo di una bottiglia all’altro. Sera è una prostituta che la sua vita vuole consumarla dov’è, sul lato selvaggio della strada. Si è lasciata un passato ingombrante alle spalle e al suo fianco le si è accostato il futuro, dentro una macchina, sottoforma di Ben.

150 pagine per descrivere le solitudini spaiate di un uomo e una donna, una frase per farle incontrare, un paio di notti per riconoscersi, e il resto del libro per unirle: non capita spesso d’incontrare romanzi che addolorano senza fare male, che abbagliano quando tutte le luci sembrano spente.

A Las Vegas di luci se ne vedono tante. Alcune si spengono. Altre rimangono accese per tutta una vita.

A Las Vegas di luci se ne vedono tante. Alcune si spengono. Altre rimangono accese per tutta una vita.

John O’Brien a 26 anni beveva vodka direttamente dalla bottiglia già dalle prime luci dell’alba per non sentire i brividi. Ha continuato così fino a 34 anni quando nell’aprile del 1994 si è sparato un colpo in testa due settimane dopo aver firmato il contratto per i diritti cinematografici di Leaving Las Vegas, il film con cui Nicolas Cage vinse il premio Oscar come miglior attore e John O’Brien non vinse niente, se non il riconoscimento postumo di un’opera tanto meravigliosa quanto immortale.

Non so quale sia il meccanismo che possa spingere un uomo a togliersi la vita proprio nel momento in cui la sua vita sta prendendo la forma desiderata. So che John O’Brien era un alcolista al pari del protagonista del suo romanzo Ben. John O’Brien ha attinto a piene mani una delle regole fondamentali della scrittura: “Scrivi ciò che sai.” Lui sapeva cosa passava per la testa di Ben. Sapeva cosa significava traslocare da una città a un’altra preoccupandosi di portare dietro soltanto qualche effetto personale e una valigia piena di alcool tintinnante. Affetti, ricordi, conti in banca, mobili, guardaroba: via tutto, anche la macchina, anche l’orologio. D’altronde a cosa serve un orologio in una città dove i bar non chiudono mai? John O’brien sapeva che quando hai eliminato sia l’indispensabile che il superfluo e le tue proprietà si riassumono nel tempo che passa da una bevuta a quella successiva, qualunque sia il meccanismo, se hai deciso di toglierti la vita è più facile, perché ti è rimasta solo quella.

Tra le cose rimaste di John O’Brien c’è il suo orologio. Un Rolex che a differenza di Ben, O’Brien non avrebbe mai buttato via. Ora è passato dal suo polso a quello della sorella Erin, nella cui postfazione del libro lo ricorda così:

«Alla fine, non fu in grado di ordinare all’alcol di ucciderlo, così adoperò invece una pistola. Mi chiedo se nei suoi ultimi istanti questo gli sia sembrato grossolano. Non sono in grado di rispondere. Ma una cosa la so: il Rolex mi dimostra che John O’Brien teneva in grande considerazione il suo tempo e la sua vita. Non ha sprecato né l’uno né l’altra. Vi ha posto fine. C’è differenza. Ciò che rimane è dell’inchiostro nero su pagine bianche e un orologio svizzero. Ma quando ho tirato fuori dalla sua umile scatola il Rolex di John per guardarlo prima di mettermi a scrivere questa postfazione, ha ricominciato a ticchettare nella mia mano». 

 

Il Rolex del fratello fotografato dalla sorella

Il Rolex del fratello fotografato dalla sorella (http://www.flickr.com/photos/erin-obrien/1346747598/)

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  1. gran bella recensione vitali….quasi commossa….
    s

  2. Thank you for this thoughtful post.

  3. Thank you Erin. Thank you thank you thank you. (my english is this)

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