Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)

Quello che le copertine non dicono

In Libri sulle mensole on 25 marzo 2010 at 10:52

La prima regola quando si sceglie un libro che non si conosce è diffidare dalla quarta di copertina, specialmente se la quarta di copertina definisce il romanzo dell’autore come “il suo capolavoro.”

A volerci proprio credere, ciò che verrebbe da pensare è che quel libro sia il capolavoro dell’autore, mica il capolavoro in generale.

Ovvero: uno in vita sua può avere scritto solo delle enormi indecenze, talmente enormi che in confronto alle precedenti quel libro è un capolavoro. Così tornerebbero i conti. Così si potrebbe credere alla quarta di copertina. Però perché nessuno le chiarisce mai queste cose qui?

“Lo sapevate,” scriveva Daniel Handler nella prefazione del suo libro Avverbi, “che spesso sono gli autori stessi a scrivere le sinossi che compaiono sulle copertine dei libri? Magari ve ne ricorderete la prossima volta che leggerete frasi del tipo: un romanzo sensazionale che si divora tutto d’un fiato. Un romanzo che ci mostra un narratore universalmente acclamato all’apice delle sue straordinarie capacità. Un capolavoro.

La copertina Marcos y Marcos

Con “La casa dei libri” di Richard Brautigan, per fortuna non si corre questo rischio. La casa dei libri di Richard Brautigan non è un capolavoro, è solo un libro straordinario. Diffondetelo. E questo non lo dico io, lo dice la quarta di copertina dell’edizione Marcos y Marcos, ma è proprio quello che penso anche io.

Nella prima edizione Rizzoli del 1976 invece, la quarta di copertina è occupata da una sinossi del libro lunga quasi quanto il romanzo, e il libro non si intitola “La casa dei libri” ma “L’aborto, una storia romantica”. Titolo originale: “The abortion: an historical romance 1966”.

Ed è proprio di aborto che tratta questo romanzo, ma solo arrivati a un certo punto. Prima viene raccontata la storia del protagonista, un bibliotecario, insieme al contesto in cui vive e lavora, una biblioteca alla periferia di San Francisco dove non sono i lettori a ritirare i libri ma sono gli autori stessi a portarli, a qualunque ora del giorno e della notte, libri che non pubblicherà mai nessun editore e meno ancora leggerà qualche lettore, così che il protagonista non mette il naso fuori da quello strampalato deposito da tre anni, fino a quando non busserà alla sua porta Vida, una donna bellissima che ha portato il suo libro – un testo contro il proprio corpo – che invece è talmente bello che prima si trasferisce nella biblioteca insieme al bibliotecario, poi si innamora di lui, e infine vanno insieme in Messico a fare ciò che il titolo Marcos y Marcos non dice, e il titolo Rizzoli sì, ma in fondo va bene lo stesso, primo perché se non era per Marcos y Marcos questo libro sarebbe rimasto sepolto tra la polvere della memoria collettiva in cui era stato abbandonato, secondo perché ormai l’abbiamo capito tutti cosa succede in Messico a un certo punto della storia.

La copetina Rizzoli

Quello che non capiremmo mai fino in fondo è che Richard Brautigan negli anni sessanta frequentava Allen Ginsberg, Jack Kerouac e Lawrence Ferlinghetti; era amato dai Beatles e osannato dal popolo della Beat Generation ma non era uno scrittore hippy e nemmeno uno con i fiori nei capelli: Richard Brautigan era soltanto un uomo che per sensibilità e vocazione era capitato per caso dentro la moda di un momento e ce n’era uscito soltanto vent’anni dopo, in un crescendo di depressione e alcolismo, quando a quarantanove anni si sparò con un fucile nella sua casa di Bolinas Mesa, California, lasciando al mondo un esempio di leggerezza e profondità di scrittura, di semplicità e poesia, finora – per chi scrive – ancora insuperato.

Questo romanzo racconta una storia d’amore spontanea, gentile e senza tempo, come dovrebbero essere tutte le storie d’amore se non fosse che a volte succede veramente e a volte succedono solo dentro a libri come questo, che quando li leggi dopo non escono più.

 

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  1. consigliato da un giovane con una scarpa sulla testa.. l’ho letto in due notti :))

  2. Di Marcos y Marcos e delle sue quarte sensazionalistiche non mi fido più dopo che ho letto Una banda di idioti, libro da me odiato come pochi altri (non so se invece sei tra quelli che lo adorano, ma è uno dei miei diritti di lettore non amare un libro, no?), ma questa tua recensione forse mi spingerà a riprovarci. Quindi, almeno, fai vedere questo messaggio alla casa editrice e fatti ringraziare.
    Bellissimo blog comunque, complimenti.

  3. caro Tommaso, grazie e ti dirò: l’hanno inserta nel loro sito questa recensione.. http://www.marcosymarcos.com/recensionicasadeilibri.htm#Massimo%20Vitali
    di marcos y marcos non posso parlare male per due motivi: primo perchè a me loro piacciono molto (insomma boris vian, richard brautigan, charles willeford, ring lardner o come si scrive, ecc) secondo perchè tra pochi giorni uscirà una loro antologia dove sarà presente anche un mio racconto e terzo, anche se non c’era all’inizio, cerca di dare un’altra opportunità alla banda di idioti (di cui conservo nelle mensole di casa mia la versione rizzoli degli anni settanta quando il libro era stato tradotto “una congrega di fissati”) dicevo cerca di dare un’altra possibilità alla banda d’idioti, perchè a prescindere da tutto il tam tam che c’è stato dietro, storie leggendarie, illustri prefazioni e altro, è davvero un bel libro, un libro che magari non si legge velocemnte e non è immediato però come si suol dire ha una caratterizzazione dei personaggi fuori dal comune, incredibile e divertente. però è anche giusto dire che i gusti sono gusti e i diritti dei lettori che abbandonano la nave non si toccano. son caduto dalla nave son caduto, mentre a bordo c’era il ballo..

  4. ciao massimo, questo è il link alla striscia di calvin che mi avevi chiesto. a presto, Akio

  5. akio non ho parole. e quando uno non ha parole è meglio se non dice nulla! solo grazie!

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