Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)

La silenziosa fragilità della natura lunare

In Libri sulle mensole on 27 gennaio 2011 at 10:52

Di cosa parliamo quando parliamo di lungo e stretto

Quanto può essere fragile il corpo umano ce lo può spiegare ad esempio un piede, quando per sbaglio lo si appoggia a terra nel modo sbagliato, e allora si rompe la caviglia e tocca camminare con le stampelle.

Quanto può essere fragile la mente umana ce lo spiega invece Johan Harstad, nelle 450 pagine della tipica edizione stretta e lunga Iperborea, del suo romanzo “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?”

Un libro così esplicativo sulle vette di fragilità raggiungibili dalla psiche, che quando finisci di leggerlo, se l’hai letto quasi tutto d’un fiato, magari in casa, magari quando in casa non c’è nessuno, finisce che rischi di buttarti dalla finestra solo per stare in mezzo alla gente, per andare incontro al mondo intero anche con le caviglie rotte, spalancando le braccia al prossimo con un amore incondizionato e senza ritegno.

Solitudine per niente rassicurante, ragionata depressione e ben poche vie d’uscita, sono le sensazioni che mi hanno lasciato la lettura del libro di Johan Harstad; se queste sono le sensazioni che desiderate ottenere anche voi da un romanzo, allora “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?”è il libro che fa per voi.

Mattias, il protagonista del romanzo, è un ragazzo riservato, poco incline a stare sotto i riflettori. Vuole essere utile ma non d’intralcio. Vuole vedere il film ma non esserci dentro. Vuole essere ingranaggio secondario del meccanismo principale, e lo fa attraverso poche certezze, ma sempre le stesse: lavorando come giardiniere in un vivaio, convivendo con una ragazza conosciuta ai tempi della scuola, uscendo la sera con l’unico caro amico, andando a trovare i genitori nello spazio libero tra una certezza e l’altra.

Buzz Aldrin, sicuro di sé, prima di desolarsi

Mattias nasce lo stesso giorno in cui Edwin “Buzz” Aldrin qui a sinistra posa il secondo paio di stivali sulla superficie lunare, per poi passare su quella terrestre, a raccontare al mondo la “magnifica desolazione” provata sulla luna, fino a quando quella desolazione non si impossessa di lui, facendolo rinchiudere in sé stesso, fino quasi a scomparire dalla faccia della terra e da quella della luna.

Così come Buzz Aldrin, consapevolmente, giorno dopo giorno, proprio quando avrebbe voluto che nella sua vita non potesse cambiare niente, che tutto rimanesse eternamente fisso, che i giorni fossero prevedibili come la pioggia che cade dal cielo, Mattias scompare dentro sé stesso.

È proprio in un giorno di pioggia, un giorno in cui la goccia ha fatto traboccare il vaso, che Mattias si ritrova senza una ragazza, senza un lavoro fisso ma con le mani insanguinate e una busta piena di soldi; solo in mezzo a una strada deserta, senza sapere come ci è arrivato, senza sapere chi è quell’uomo che lo raccoglie e lo trasporta al sicuro dentro una casa lontano dalla sua, sulle desolate ed estreme Faroe, isole sperdute in mezzo all’Atlantico, dove Mattias si ritrova a convivere con altri ragazzi sperduti come lui, con i quali ricomincia a tirarsi dentro la sua vita, mostrandosi sotto i riflettori, riprendendo lentamente possesso di sé prima di ripartire per un ultimo viaggio, un viaggio di speranza costruito con le sue stesse mani.

“Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?” è un romanzo coinvolgente ma bisogna stare attenti a non farsi coinvolgere troppo. “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?” è un romanzo che guarda in faccia la solitudine e la spoglia fino a denudarla, facendo crescere dentro al lettore la voglia di coprirla, riga dopo riga, con qualunque cosa gli capiti sottomano, fossero anche le stesse pagine strappate di cui è fatto il libro.

Un libro fragile e inquieto, di un isolamento silenzioso, come quello a cui può essere soggetto l’uomo in determinate predisposizioni, meteorologiche, d’animo. Un libro che fa riflettere, forse troppo, perciò il mio consiglio è: leggete questo bel romanzo di Johan Harstad, norvegese, classe 1979, ma assicuratevi sempre di essere in buona compagnia nel caso vi salga la voglia improvvisa di abbracciare qualcuno nel momento del bisogno.

“La persona che ami è fatta per il 72,8% d’acqua e non piove da settimane.” Questo è l’inizio del libro che ho appena finito di leggere, mentre sono solo e sto guardando fuori dalla finestra: non mi butto, però forse pioverà.

 

Presagi di pioggia, sulla maglietta di Johan Harstad

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  1. complimenti per il tuo blog!! è bellissimo! sono felice che tu mi abbia contattato così ti ho scoperto… della striscia in questione ho il cartaceo ma lo devo acquisire con lo scanner che in questo momento non ho a disposizione… mi sono fatto un post-it e appena possibile te la faccio. ciao Akio

  2. grazie akio! io il blog non lo aggiorno spesso, però guardo quelli degli altri, e il tuo mi piace! fammi sapere quando stacchi il post-it 🙂

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