Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)

La caccia al tesoro di Arthur Less

In Libri sulle mensole on 16 gennaio 2018 at 14:26

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Conoscevo Andrew Sean Greer per due romanzi: “Le confessioni di Max Tivoli” e “Storia di un matrimonio”. Del primo ne avevo sentito solo parlare, del secondo ho sentito che dovevo parlargli io e visto che ce l’avevo in casa, ho deciso di leggerlo.

Storia di un matrimonio” è un romanzo intimo e delicato, con una trama che si svela poco a poco rivelando una notevole scrittura ma anche una storia che ho fatto fatica a terminare ma ho terminato, perché la voce di Andrew Sean Greer aveva qualcosa di molto profondo, nel senso che avrei dovuto approfondire e infatti – mi scuso con tutti gli amici librai – quando ho visto una copia nuova del suo ultimo romanzo “Less” appena uscito in un mercatino dell’usato, costava una sola moneta, io ce l’avevo, non sapevo niente del libro ma l’ho comprato a scatola chiusa.

Tornato a casa, riflettendo su una mia regola personale che dice “considerato il numero di autori ancora da scoprire, se ne trovi uno che ti piace aspetta di leggere un altro suo libro dopo avere letto, almeno, altri tre autori diversi”, ho trasgredito le regole e dopo avere finito di leggere un libro di Andrew Sean Greer ho cominciato a leggere un altro libro di Andrew Sean Greer e come potrei tradurmi dal mio inglese, sono caduto in amore.

L’Andrew Sean Greer di “Less”, è diventato il mio nuovo autore del cuore, almeno fino al prossimo cuore d’autore che scoprirò.

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“Less” di Andrew Sean Greer non ha nulla a che vedere con “Storia di un matrimonio” di Andrew Sean Greer. Sembrano proprio due libri scritti da due autori diversi. Lo dice anche l’autore stesso, in una bella intervista a Enrico Rotelli

Less è completamente diverso dagli ultimi libri, tutti malinconici e commoventi. Alcuni sono una sorta di esperimento mentale, qualcosa di eccentrico. Questo è una commedia.” Solo che io non sono d’accordo. Perché è vero, “Less” è una commedia, solo che è anche malinconica e commovente.

Avete presente quei libri in cui ci si affeziona così tanto ai personaggi che dopo averlo finito ci si rimane male? In questo libro c’è un personaggio solo e io mi sono affezionato così tanto ad Arthur Less che quando ho finito il libro, lo dico piano così non vado a contrariare Andrew, mi sono commosso.

Magari non c’era niente da commuoversi e sono solo io che in questo periodo ho la lacrima facile, però la storia è scritta benissimo e già solo per questo è bello piangere di gioia. Arthur Less si sente così sfigato che ti senti sfigato anche tu che stai leggendo, però un meraviglioso sfigato, del tipo guerriero, di quelli che non si arrendono mai neanche quando credono di essersi già arresi.

La trama del romanzo la potete leggere da soli su Google ma la semplifico: lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Less è uno scrittore alla soglia dei cinquant’anni che, per non assistere al matrimonio del suo ex amante di cui è sempre stato innamorato senza averlo mai capito fino in fondo, accetta tutta una serie d’inviti letterari a cui non aveva mai risposto e inizia un folle giro intorno al mondo: da New York a Città del Messico, da Torino a Berlino, dal Marocco all’India per finire in Giappone.

Ciò che succederà durante il viaggio non sta a me raccontarlo perché l’ha già fatto l’autore, l’unica cosa che posso dire è che Andrew Sean Greer vuole fare passare Arthur Less come uno sfigato, rendendolo invece l’eroe del quotidiano: un po’ come lo siamo tutti, basta solo farci caso.

Non so ancora se consiglierei questo libro indistintamente a tutta la popolazione mondiale come farei con altri libri (di sicuro lui, lui e lui) ma se vi capita di trovarlo in una libreria (non dell’usato) prendetelo e poi fate la prova da soli: se capirete di avere fatto un indimenticabile viaggio geografico e umano intorno al mondo, semplicemente voltando – in edizione italiana La nave di Teseo – 292 pagine, allora avrete trovato un amico e probabilmente anche molto più di un tesoro.

“È strano avere quasi cinquant’anni, no? A me pare di aver appena capito come essere giovane. Proprio! È come l’ultimo giorno quando sei in un altro paese. Finalmente capisci dove andare a bere un caffè, a farti un aperitivo o a mangiarti una buona bistecca. E a quel punto te ne devi andare. E non tornerai mai più”

“La vita di Arthur Less con Robert finì nel periodo in cui lui finì di leggere Proust. Fu una delle esperienze più grandiose e sconvolgenti della sua vita – Marcel Proust, nel senso – e dovette dedicarci cinque estati, per finire le tremila pagine della Ricerca del tempo perduto. E nella quinta estate, un pomeriggio, mentre era steso a letto a casa di un amico a Cape Cod, a circa due terzi dell’ultimo volume, di colpo, senza alcun preavviso, lesse la parola “Fine”. Nella sua mano destra c’erano forse altre duecento pagine, solo che non erano di Proust: erano il trucco crudele delle note e della postfazione di un qualche curatore. Si sentì ingannato, raggirato, derubato di un piacere che pregustava da cinque anni. Tornò indietro di venti pagine; tentò di resuscitare quella sensazione. Ma era troppo tardi: possibilità di gioia era svanita per sempre.
Quando Robert l’aveva lasciato, si era sentito così.”

 

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