Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)

Archive for the ‘Libri sulle mensole’ Category

Quelli che Beppe Viola anche solo come nome

In Libri sulle mensole on 7 luglio 2013 at 22:33

Beppe Viola con la figlia Marina, mentre cercano di guardare entrambi qualunque cosa, fuori che l’obiettivo

Diciamo la verità: quanti di voi conoscono Beppe Viola? Beppe Viola inteso anche solo come nome. Rispondo io: tanti, ma non tutti. Ad esempio tutti conosciamo i nomi dei colleghi con cui Beppe Viola si è trovato a condividere una Milano prima che iniziasse a bere: Enzo Jannacci, Cochi e Renato, Diego Abatantuono, Massimo Boldi, Teo Teocoli e molti altri ancora fino quasi a popolare un romanzo. Tanti conosciamo il Beppe Viola giornalista, autore, sceneggiatore, inventore, aggiungete voi le attività mancanti. Tuttavia pochi, mettiamo le sue quattro figlie, conoscono Beppe Viola anche come papà.

Ed è proprio con “Mio padre è stato anche Beppe Viola” che Marina Viola, seconda di quattro figlie di Beppe (in ordine di apparizione: Renata, Anna e Serena) scrive il suo primo libro, non tanto in memoria del suo papà, ma proprio per il suo papà, e per i tanti – ma non tutti – che lo hanno conosciuto e che ora, a distanza di anni trentuno dalla sua prematura scomparsa, viene messo così nero su bianco che se uno conoscesse Beppe Viola anche solo come nome, poi finisce che lo conosce proprio come uno di famiglia, fino quasi a vederselo davanti, sigarette (plurale) in bocca, occhi piegati all’ingiù, ossignùr: roba da non credere. Leggi il seguito di questo post »

Recensione di un romanzo che non è questo e non è nemmeno mia la recensione

In Libri sulle mensole on 19 novembre 2012 at 10:59

Dato che non sapevo dove condividere questo papiro che segue, ho deciso di inserirlo qui nonostante quella che segue non sia una mia recensione, ma la recensione di un altro a proposito di un romanzo che non è questo.
Ricomincio: ho appena iniziato un libro che si chiama “Via della trincea” e l’autore è, copia e incolla, Kari Hotakainen, finlandese. Dato che di lui conoscevo poco e niente, ho curiosato in rete alla ricerca di notizie e mi sono imbattuto in una recensione di Paolo Nori, però del suo precedente romanzo “Colpi al cuore” che viene paragonato a un altro romanzo, uscito nello stesso anno (2006) ovvero: “Come dio comanda” di Niccolò Ammaniti.
Ora, poiché immagino che la maggioranza delle persone abbia letto più Ammaniti che Hotakainen, a maggior ragione credo che tutto questo discorso che segue sia molto illuminante. Dice tante cose, tutte vere. Perciò penso sia da condividere. La mia parte di recensore finisce qui.

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La copertina Iporborea di "Via della trincea", romanzo che non c'entra niente con l'oggetto di questa discussione ma tutto è partito da qui dunque c'entra, c'entra eccome.

La copertina Iporborea di “Via della trincea”, romanzo che non c’entra niente con l’oggetto di questa discussione ma tutto è partito da qui dunque c’entra, c’entra eccome.

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Quando è estate e invece che un’aranciata bevi un libro

In Libri sulle mensole on 15 luglio 2012 at 18:01

la moglie mentre corre verso la sua vendetta subito dopo essere stata gettata in mare

Dopo lo smisurato successo della categoria “recensioni sulla fiducia” continuiamo a scrivere recensioni sulla fiducia e parliamo di “Una donna di troppo” di Carl Hiaasen, Meridiano Zero edizioni.

Visto che essendo sulla fiducia le recensioni sulla fiducia dovrebbero contenere più che altro titolo e autore, cercherò di scrivere due righe veloci che finiranno nell’arco di altrettante quattro.

Il romanzo parte così: un uomo e una donna stanno festeggiando l’anniversario di nozze a bordo di una grande nave da crociera. È notte, c’è la luna piena, i due sono appoggiati al parapetto del pontile quando lui si china per raccogliere una cosa da terra ma improvvisamente afferra le caviglie della moglie, la solleva in aria e la fa volare di sotto.. splash!

Fin qui una tragedia se non fosse che la moglie, da ragazzina, è stata super campionessa di nuoto: sospesa tra la vita e la morte per giorni in mare aperto, riesce a salvarsi, finisce la tragedia e inizia la vendetta.

Ecco spiegata, senza entrare troppo nei particolari essendo una recensione sulla fiducia, la trama del romanzo. Un romanzo avvincente, e quando dico avvincente significa proprio avvincente, ovvero che tiene incollato il lettore al libro pagina dopo pagina fino all’epilogo finale, che avendo letto il romanzo troppo in fretta il preciso epilogo finale non me lo ricordo più. Leggi il seguito di questo post »

Il maiale salta lo steccato degli Schwartz

In Libri sulle mensole on 28 dicembre 2011 at 11:29

Dopo le recensioni sulla fiducia, oggi inauguriamo una nuova categoria di recensioni, ovvero quelle che “prima è meglio se leggi il libro”, perché se leggi questa recensione e non hai ancora letto il libro magari poi ci rimani male.

Potremmo fare così: tu leggi la recensione anche se non hai letto il romanzo, poi quando sto per scrivere contenuti nocivi alla tua salute di lettore che vuole gustarsi questo libro, allora inserisco una parola chiave il cui significato è: “Attenzione! Quello che seguirà è un commento ostile, però il romanzo merita lo stesso, ok?” 

La parola chiave di questa recensione è: “il maiale salta lo steccato”.

Svolgimento:

A volte ti chiedi come sia possibile che prima di essere pubblicati certi libri siano scartati da più di venti case editrici e pensi non è vero, non ci credo, è impossibile, poi ti ricordi dei tuoi inizi, allora pensi va bene, può essere, però insomma, ma in che mondo viviamo?

Certi testi sono così oggettivamente belli che come fa un editore ad essere così sbadato? Cosa legge al posto dei manoscritti? Possibile che tutti e venti gli editori che hanno letto “Gli Schwartz” di Matthew Sharpe erano tutti e venti ubriachi?

Peggio per loro, e meglio per l’editore che lo ha pubblicato per primo, visto che poi questo libro è entrato nella classifica dei bestseller in America che certo, la classifica dei bestseller non è mica sempre sinonimo di qualità – vedi classifica bestseller nostrani – ma in questo caso è proprio così.

Due cuori e una capanna con i fiori

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Il classico naufragio di un’opera galleggiante

In Libri sulle mensole on 12 luglio 2011 at 09:50

Ci sono dei libri che quando sai che devi fare un viaggio in treno sei felice perché dici finalmente, un po’ di tempo per leggere quel libro che avevo iniziato e avrei voluto tanto continuare a leggere ma non ho mai avuto tempo e allora ho sempre sperato di fare un viaggio in treno, perché di aerei non è che mi capita di prenderne poi così tanti.

Così qualche giorno fa ho preso un treno e ho ripreso a leggere “L’opera galleggiante” di John Barth. Un viaggio che mi ha dato l’opportunità di leggere il romanzo per almeno tre ore ininterrotte se non dalle fermate del treno, essendo un treno espresso, come non se ne vedono più tanti a parte quello.

Il risultato della prima ora di lettura è stata una conferma su quanto avevo già pensato: il libro non mi catturava. Meglio, riconoscevo che John Barth era un eccellente scrittore, ma con la sua scrittura non riuscivo a raggiungere come si dice un buon feeling. Leggevo, ma era come se leggessi la lista della spesa però da un libro: spero non me ne vogliano i puristi di John Barth.

John Barth mentre imita Mario Monicelli

Dunque ho pensato che sì, lo avrei abbandonato. Tuttavia ho continuato a leggere. E ancora una volta ho pensato sì, lo lascerò presto. È nei miei diritti di lettore, non mi picchierà nessuno. Al limite avrebbero potuto picchiarmi i puristi di John Barth. Ma poi dov’erano i puristi di John Barth? Nel treno non ne vedevo nessuno. Nel treno ognuno si faceva gli affari suoi. Magari erano puristi in incognito. Oppure i puristi erano tutti ad aspettarmi in stazione. Se non altro avrei avuto ancora un paio d’ore per escogitare un piano di fuga. Leggi il seguito di questo post »

Il cerchio ristretto degli hula hop

In Libri sulle mensole on 7 aprile 2011 at 08:27

Un piccolo William Goldman che finge di essere adulto ma si tradisce con il dito in bocca

Immaginate per un attimo di essere persone adulte. Lo so che è difficile. Altrimenti non vi avrei chiesto di immaginarlo. Provate a sforzarvi un pochino. Chiudete gli occhi. Alzatevi sulle punte dei piedi. Ancora niente? Va bene allora restate bambini.

Qual è il libro che vorreste leggere più di tutti anche se non sapete leggere? Non vi piacerebbe ad esempio farvi trascinare in una storia piena di avventure, azione e colpi di scena, con principi, castelli, regine, torture, inganni, pirati, spade e principesse?

Immaginate allora che il re stia per morire lasciando tutto il suo regno al figlio. Immaginate che per questo motivo il principe sia alla ricerca di una sposa adatta alle sue esigenze di ramo genealogico maschio.

Ora date tempo al tempo. Date alla futura principessa il tempo di crescere e date al futuro re il tempo di trovarla e portarla a corte con la carrozza. Immaginate poi che questa principessa sia la più bella principessa che sia mai stata descritta nei libri dove ci sono le principesse, che solo a immaginarla vi vengono i brividi: immaginate dunque il brivido che vi verrà una volta scoperto che la futura sposa si unirà in matrimonio al futuro re, nonostante ami perdutamente un altro uomo, valoroso garzone di stalla, che però a un certo punto della storia sparisce.

Adesso immaginate che sparisca anche la principessa. Rapita prima delle nozze da un manipolo di bruti. Tre bruti, ognuno con una propria storia dentro la storia, ognuno maestro nella propria disciplina: spada, forza e intelletto.

Immaginate poi che questo indomito trio con la principessa nel sacco venga inseguito sia da tutti gli uomini, i cavalli e le navi del principe, sia da un pirata solitario, un uomo in nero che a sua volta sembra proprio volere a tutti i costi la principessa, che a quel punto non sa più di preciso di chi avere paura: come proseguirà la storia? Leggi il seguito di questo post »

La silenziosa fragilità della natura lunare

In Libri sulle mensole on 27 gennaio 2011 at 10:52

Di cosa parliamo quando parliamo di lungo e stretto

Quanto può essere fragile il corpo umano ce lo può spiegare ad esempio un piede, quando per sbaglio lo si appoggia a terra nel modo sbagliato, e allora si rompe la caviglia e tocca camminare con le stampelle.

Quanto può essere fragile la mente umana ce lo spiega invece Johan Harstad, nelle 450 pagine della tipica edizione stretta e lunga Iperborea, del suo romanzo “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?”

Un libro così esplicativo sulle vette di fragilità raggiungibili dalla psiche, che quando finisci di leggerlo, se l’hai letto quasi tutto d’un fiato, magari in casa, magari quando in casa non c’è nessuno, finisce che rischi di buttarti dalla finestra solo per stare in mezzo alla gente, per andare incontro al mondo intero anche con le caviglie rotte, spalancando le braccia al prossimo con un amore incondizionato e senza ritegno.

Solitudine per niente rassicurante, ragionata depressione e ben poche vie d’uscita, sono le sensazioni che mi hanno lasciato la lettura del libro di Johan Harstad; se queste sono le sensazioni che desiderate ottenere anche voi da un romanzo, allora “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?”è il libro che fa per voi.

Mattias, il protagonista del romanzo, è un ragazzo riservato, poco incline a stare sotto i riflettori. Vuole essere utile ma non d’intralcio. Vuole vedere il film ma non esserci dentro. Vuole essere ingranaggio secondario del meccanismo principale, e lo fa attraverso poche certezze, ma sempre le stesse: lavorando come giardiniere in un vivaio, convivendo con una ragazza conosciuta ai tempi della scuola, uscendo la sera con l’unico caro amico, andando a trovare i genitori nello spazio libero tra una certezza e l’altra. Leggi il seguito di questo post »

Il fascino primitivo di un bagnoschiuma

In Libri sulle mensole on 12 novembre 2010 at 12:50

Erlend Loe in posa per la copertina Feltrinelli sullo sfondo di ignote palaffitte e una barca.

“Naif.Super” è il classico libro che uno pensa è facile, lo avrei potuto scrivere anche io. Io dico invece che l’unica persona a potere pensare una cosa del genere possa essere solo Erlend Loe, il suo autore norvegese pubblicato in Italia prima da Iperborea, poi visto che le cose andavano a gonfie vele da Feltrinelli.

Se un libro è fatto di cose semplici, non significa che sia anche semplice da scrivere. Tagliate tutti i ponti d’amicizia con chi afferma il contrario. Dopodiché tagliategli anche le gomme della macchina: quella persona non vi merita.

Naif significa ingenuo, primitivo. Super significa super. Il super ingenuo primitivo di cui si occupa il romanzo è un ragazzo di venticinque anni che ha perso interesse in tutto: la sua vita, quella degli altri, quella delle piante e degli animali, quella del mondo intero.

Il protagonista di questa storia, chiamiamolo Erlend Loe, ha abbandonato gli studi, la sua casa in affitto, i suoi effetti personali e si ritrova con le spalle al muro. Il muro è quello dell’appartamento prestato dal fratello, dove si è trasferito con l’unico compito di spedirgli la posta via fax, mentre il fratello si trova in un altro continente, ed Erlend rimane nel suo: un divano sul quale sfoglia il giornale, guarda il muro, i videoclip alla televisione, i fax del suo amico buono Kim, a cui risponde con elenchi di cose come cose che dipingerebbe se fosse un pittore, cose che non andrebbero mai animate in una pubblicità, cose che lo rendevano felice da piccolo e cose che lo rendono felice anche adesso. Leggi il seguito di questo post »

Il mondo secondo Malcolm

In Libri sulle mensole on 18 ottobre 2010 at 08:48

Ci sono romanzi che quando li chiudi dopo l’ultima pagina ti lasciano una strana sensazione addosso. La strana sensazione di quando credi di aver letto un bel romanzo ma non sai mica se l’hai capito del tutto.

Cosa voleva trasmetterci James Purdy con il suo romanzo “Malcom”? Un’insolita storia di formazione? Un ritratto della purezza visto da occhi sporchi? Una galleria di personaggi insoliti che non si vedono neanche nei romanzi degli altri?

James Purdy mentre cerca di ipnotizzare il lettore

La storia di Malcom è semplice: un ragazzo seduto su una panchina incontra un eccentrico personaggio, Mr. Cox, un astrologo che vedendo Malcom sperduto in un mondo suo gli offre la possibilità di comprendere quello degli altri e gli dispensa, giorno dopo giorno, una serie di indirizzi ai quali presentarsi per conoscere nuovi amici.

I nuovi amici sono: Estel Blanc, impresario nero di pompe funebri e cantante lirico, Kermit, timido e rissoso pittore nano che rifiuta di esserlo, Girard Girard e sua moglie Madame Girard, coniugi miliardari spenti dal fuoco della passione ma bagnati dal denaro e dall’alcool, Eloisa Brace, donna che capisce di jazz al contrario di suo marito Jerome, ex ergastolano e scrittore, Melba giovane cantante conosciuta in tutto il mondo a parte in quello di Malcom.

Chi sono questi stravaganti, inquieti, frustrati personaggi che incontra Malcom lungo il cammino? Non si sa chi sono, ecco la verità. L’unica cosa che si sa, è cosa vogliono: vogliono tutti Malcom. Una volta conosciuta la sua disarmante innocenza, candida inesperienza, estenuante bellezza, qualche altro aggettivo difficile da descrivere se non si legge il libro, vogliono tutti avere Malcom per sé. La domanda allora è: chi riuscirà a prenderlo? Leggi il seguito di questo post »