Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)

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Recensione di un romanzo che non è questo e non è nemmeno mia la recensione

In Libri sulle mensole on 19 novembre 2012 at 10:59

Dato che non sapevo dove condividere questo papiro che segue, ho deciso di inserirlo qui nonostante quella che segue non sia una mia recensione, ma la recensione di un altro a proposito di un romanzo che non è questo.
Ricomincio: ho appena iniziato un libro che si chiama “Via della trincea” e l’autore è, copia e incolla, Kari Hotakainen, finlandese. Dato che di lui conoscevo poco e niente, ho curiosato in rete alla ricerca di notizie e mi sono imbattuto in una recensione di Paolo Nori, però del suo precedente romanzo “Colpi al cuore” che viene paragonato a un altro romanzo, uscito nello stesso anno (2006) ovvero: “Come dio comanda” di Niccolò Ammaniti.
Ora, poiché immagino che la maggioranza delle persone abbia letto più Ammaniti che Hotakainen, a maggior ragione credo che tutto questo discorso che segue sia molto illuminante. Dice tante cose, tutte vere. Perciò penso sia da condividere. La mia parte di recensore finisce qui.

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La copertina Iporborea di "Via della trincea", romanzo che non c'entra niente con l'oggetto di questa discussione ma tutto è partito da qui dunque c'entra, c'entra eccome.

La copertina Iporborea di “Via della trincea”, romanzo che non c’entra niente con l’oggetto di questa discussione ma tutto è partito da qui dunque c’entra, c’entra eccome.

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La silenziosa fragilità della natura lunare

In Libri sulle mensole on 27 gennaio 2011 at 10:52

Di cosa parliamo quando parliamo di lungo e stretto

Quanto può essere fragile il corpo umano ce lo può spiegare ad esempio un piede, quando per sbaglio lo si appoggia a terra nel modo sbagliato, e allora si rompe la caviglia e tocca camminare con le stampelle.

Quanto può essere fragile la mente umana ce lo spiega invece Johan Harstad, nelle 450 pagine della tipica edizione stretta e lunga Iperborea, del suo romanzo “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?”

Un libro così esplicativo sulle vette di fragilità raggiungibili dalla psiche, che quando finisci di leggerlo, se l’hai letto quasi tutto d’un fiato, magari in casa, magari quando in casa non c’è nessuno, finisce che rischi di buttarti dalla finestra solo per stare in mezzo alla gente, per andare incontro al mondo intero anche con le caviglie rotte, spalancando le braccia al prossimo con un amore incondizionato e senza ritegno.

Solitudine per niente rassicurante, ragionata depressione e ben poche vie d’uscita, sono le sensazioni che mi hanno lasciato la lettura del libro di Johan Harstad; se queste sono le sensazioni che desiderate ottenere anche voi da un romanzo, allora “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?”è il libro che fa per voi.

Mattias, il protagonista del romanzo, è un ragazzo riservato, poco incline a stare sotto i riflettori. Vuole essere utile ma non d’intralcio. Vuole vedere il film ma non esserci dentro. Vuole essere ingranaggio secondario del meccanismo principale, e lo fa attraverso poche certezze, ma sempre le stesse: lavorando come giardiniere in un vivaio, convivendo con una ragazza conosciuta ai tempi della scuola, uscendo la sera con l’unico caro amico, andando a trovare i genitori nello spazio libero tra una certezza e l’altra. Leggi il seguito di questo post »

Il fascino primitivo di un bagnoschiuma

In Libri sulle mensole on 12 novembre 2010 at 12:50

Erlend Loe in posa per la copertina Feltrinelli sullo sfondo di ignote palaffitte e una barca.

“Naif.Super” è il classico libro che uno pensa è facile, lo avrei potuto scrivere anche io. Io dico invece che l’unica persona a potere pensare una cosa del genere possa essere solo Erlend Loe, il suo autore norvegese pubblicato in Italia prima da Iperborea, poi visto che le cose andavano a gonfie vele da Feltrinelli.

Se un libro è fatto di cose semplici, non significa che sia anche semplice da scrivere. Tagliate tutti i ponti d’amicizia con chi afferma il contrario. Dopodiché tagliategli anche le gomme della macchina: quella persona non vi merita.

Naif significa ingenuo, primitivo. Super significa super. Il super ingenuo primitivo di cui si occupa il romanzo è un ragazzo di venticinque anni che ha perso interesse in tutto: la sua vita, quella degli altri, quella delle piante e degli animali, quella del mondo intero.

Il protagonista di questa storia, chiamiamolo Erlend Loe, ha abbandonato gli studi, la sua casa in affitto, i suoi effetti personali e si ritrova con le spalle al muro. Il muro è quello dell’appartamento prestato dal fratello, dove si è trasferito con l’unico compito di spedirgli la posta via fax, mentre il fratello si trova in un altro continente, ed Erlend rimane nel suo: un divano sul quale sfoglia il giornale, guarda il muro, i videoclip alla televisione, i fax del suo amico buono Kim, a cui risponde con elenchi di cose come cose che dipingerebbe se fosse un pittore, cose che non andrebbero mai animate in una pubblicità, cose che lo rendevano felice da piccolo e cose che lo rendono felice anche adesso. Leggi il seguito di questo post »