Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)

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La bestiale milonga di Julio Cortázar

In Libri sulle mensole on 9 giugno 2009 at 10:38

Ho provato più volte a scrivere un commento più o meno serio e strutturato su questo libro dopo che l’ho finito, ma non ci sono ancora riuscito. Allora vado a sentimento: ho saltato solo uno dei racconti, che parlava in termini troppo medici e secchi ed era realmente triste e desolato e aveva a che fare con una specie di fattoria, se ricordo bene. Di altri racconti invece non c’ho capito un accidente. Altri ancora mi sono sembrati scritti da uno sceso dal cielo con la penna, e di altri ancora non ricordo più perché il libro l’ho finito ormai tempo fa, ma volevo comunque parlarne lo stesso.

Per esempio ora sembrerà che i racconti siano duecento, ma in realtà sono soltanto sei o sette. Credo. Ma come si fa dico io a scrivere una recensione senza neanche avere bene presente il libro in questione? Si fa che lo si fa come viene, senza rileggerlo perché mi parrebbe eccessivo, ma il passaggio ad esempio che descrive i personaggi in una certa milonga io me lo ricordo come se ci fossi nato dentro, e non so ballare.
 

Per intenderci:

“Devo dire che era per i mostri che io frequentavo quella milonga, e che non ne conosco un altro dove se ne potrebbero incontrare tanti tutti insieme. Compaiono alle undici di notte, scendono da regioni misteriose della città, lenti e sicuri, soli o a due a due, le donne quasi nane e dai lineamenti quasi cinesi, gli uomini simili a giavanesi, stretti in abiti a quadri bianchi e neri, con i capelli ispidi pettinati a fatica, brillantina a gocce su riflessi azzurri e rosa, le donne con enormi acconciature dure e difficili, delle quali è rimasta loro la fatica e l’orgoglio. Adesso, per gli uomini, la moda è quella dei capelli lunghi e il ciuffo alto sulla fronte, guappe enormi ed effeminate, estranee alla faccia brutale che sta sotto, il gesto d’aggressione disponibile ed in attesa del momento giusto, i torsi efficaci sulla vita sottile. Si riconoscono e si ammirano in silenzio senza farsene accorgere, è il loro ballo ed il loro incontro, la notte di colore. […] Vengono per questo, i mostri si allacciano con grave rispetto, ballo dopo ballo girano lenti senza parlare, molti con gli occhi chiusi godono infine la parità, il completamento. Si riprendono negli intervalli, ai tavoli sono spavaldi e le donne parlano con voce acuta per farsi notare, allora i maschi si fanno più torvi ed io ho visto volare un manrovescio e far torcere la faccia e cadere mezza acconciatura ad una ragazza strabica vestita di bianco che bevevA anice. E c’è anche l’odore, non è possibile immaginare i mostri senza questo odore di borotalco umidiccio sulla pelle, di frutta marcia che ti fa sospettare lavacri affrettati, lo straccio umido sul volto e sotto le ascelle, e poi la cosa più importante, lozioni, rimmel, la cipria sulla faccia di tutte, una crosta biancastra e sotto le pustole rossastre che tralucono. Si ossigenano anche, le negre innalzano pannocchie rigide sulla terra spessa del volto, studiano gesti da bionda, vestiti verdi, si convincono della loro trasformazione e disprezzano con condiscendenza le altre che difendono il proprio colore.”

Julio Cortazar Pensieroso dopo avere letto questa recensione

A tutto questo aggiungo che non per volere fare di tutta l’erba un fascio, ma a me generalmente gli scrittori sudamericani non mi fanno impazzire, e Cortazar sì. Sarà perché ha vissuto un po’ anche lui in Francia? Avrà incontrato David Sedaris? Comunque questo non è il suo libro migliore. Quello devo ancora deciderlo, mi prendo solo un attimo di tempo per pensarci.