Recensioni dei libri sulle mensole di casa mia (e altre cose nei paraggi)

Posts Tagged ‘Marcos y Marcos’

Il cerchio ristretto degli hula hop

In Libri sulle mensole on 7 aprile 2011 at 08:27

Un piccolo William Goldman che finge di essere adulto ma si tradisce con il dito in bocca

Immaginate per un attimo di essere persone adulte. Lo so che è difficile. Altrimenti non vi avrei chiesto di immaginarlo. Provate a sforzarvi un pochino. Chiudete gli occhi. Alzatevi sulle punte dei piedi. Ancora niente? Va bene allora restate bambini.

Qual è il libro che vorreste leggere più di tutti anche se non sapete leggere? Non vi piacerebbe ad esempio farvi trascinare in una storia piena di avventure, azione e colpi di scena, con principi, castelli, regine, torture, inganni, pirati, spade e principesse?

Immaginate allora che il re stia per morire lasciando tutto il suo regno al figlio. Immaginate che per questo motivo il principe sia alla ricerca di una sposa adatta alle sue esigenze di ramo genealogico maschio.

Ora date tempo al tempo. Date alla futura principessa il tempo di crescere e date al futuro re il tempo di trovarla e portarla a corte con la carrozza. Immaginate poi che questa principessa sia la più bella principessa che sia mai stata descritta nei libri dove ci sono le principesse, che solo a immaginarla vi vengono i brividi: immaginate dunque il brivido che vi verrà una volta scoperto che la futura sposa si unirà in matrimonio al futuro re, nonostante ami perdutamente un altro uomo, valoroso garzone di stalla, che però a un certo punto della storia sparisce.

Adesso immaginate che sparisca anche la principessa. Rapita prima delle nozze da un manipolo di bruti. Tre bruti, ognuno con una propria storia dentro la storia, ognuno maestro nella propria disciplina: spada, forza e intelletto.

Immaginate poi che questo indomito trio con la principessa nel sacco venga inseguito sia da tutti gli uomini, i cavalli e le navi del principe, sia da un pirata solitario, un uomo in nero che a sua volta sembra proprio volere a tutti i costi la principessa, che a quel punto non sa più di preciso di chi avere paura: come proseguirà la storia? Leggi il seguito di questo post »

Le scarpe affamate dell’Africa

In Libri sulle mensole on 25 giugno 2010 at 07:50

Ci sono libri che appena li prendi in mano e inizi a leggerli ti piacciono subito e allora non è il caso di parlarne più. Parliamo invece degli altri libri, quelli che superato un certo momento dopo le prime pagine non sai ancora se è il caso di andare avanti o lasciarlo lì perché non ti convince.

Per convinzione intendo ad esempio quella di quando torni a casa – ma anche al mare, dal barbiere, sull’autobus – e sai di avere quella storia che ti appassiona e non ricomincia finché non arrivi tu, perché ti aspetta e allora tu arrivi, fai le tue cose, poi riprendi a leggerlo e magari anche se sei stanco dopo sei stanco ma contento.

Poi c’è un altro momento, quello che avviene quando si supera il momento precedente, in cui ti rendi conto di averlo proprio superato quel limite, come se prima era un momento triste e ora tutta la tua vita ti pare luminosa, e anche quel libro, che da quel punto ha cambiato marcia, e sei sicuro che indietro non tornerà più anche perché la retromarcia non ce l’ha.

Lui è Adam Zameenzad. Non sono riuscito a trovare un'immagine più piccola.

Non credo di essere riuscito a rendere bene l’idea che avevo in testa. Ad ogni modo con “Il mio amico e la puttana” romanzo di Adam Zameenzad, (scrittore di origini pakistane cresciuto nell’Africa dell’Est, già autore del bel romanzo “Una splendida donna biancaMarcos y Marcos editore) è successo proprio quello che non sono riuscito a spiegare prima.

Nelle pagine iniziali faticavo ad entrare nella storia e nel personaggio – un bambino nero di 9 anni per molti versi simili al Momò della “La vita davanti a sé” che con ingenua ironia e leggerezza, ci guida attraverso uno sperduto paese martoriato dalla povertà e dalla guerra, un paese così distante dai nostri narrato con tale apparente distacco e delicatezza che ti viene voglia di non lasciare più quel ragazzo e i suoi compari fino alla fine del libro, perché vuoi seguirli in tutte le loro scalcagnate avventure fino all’ultima, di cui non posso rivelare nulla, anche se prima di leggere questo romanzo ho fatto l’errore di leggere il commento di uno stupido che mi ha rivelato il finale e mi ha tolto tutta – l’amara – sorpresa. Leggi il seguito di questo post »

Quello che le copertine non dicono

In Libri sulle mensole on 25 marzo 2010 at 10:52

La prima regola quando si sceglie un libro che non si conosce è diffidare dalla quarta di copertina, specialmente se la quarta di copertina definisce il romanzo dell’autore come “il suo capolavoro.”

A volerci proprio credere, ciò che verrebbe da pensare è che quel libro sia il capolavoro dell’autore, mica il capolavoro in generale.

Ovvero: uno in vita sua può avere scritto solo delle enormi indecenze, talmente enormi che in confronto alle precedenti quel libro è un capolavoro. Così tornerebbero i conti. Così si potrebbe credere alla quarta di copertina. Però perché nessuno le chiarisce mai queste cose qui?

“Lo sapevate,” scriveva Daniel Handler nella prefazione del suo libro Avverbi, “che spesso sono gli autori stessi a scrivere le sinossi che compaiono sulle copertine dei libri? Magari ve ne ricorderete la prossima volta che leggerete frasi del tipo: un romanzo sensazionale che si divora tutto d’un fiato. Un romanzo che ci mostra un narratore universalmente acclamato all’apice delle sue straordinarie capacità. Un capolavoro.

La copertina Marcos y Marcos

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